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Gli Immancabili
Gli album da possedere assolutissimamente!

La Rubrica è curata da Gilbert Cerbara.
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SUCCESSIVOENZO CARELLA - VOCAZIONE
PAT METHENY GROUP – LETTER FROM HOME
PAT METHENY GROUP – LETTER FROM HOME
Il ponte sospeso su due continenti.
.

1989
Nonesuch Records - Warner Music Company

PAT METHENY: Chitarra elettrica e acustica. Chitarra 12 corde. Chitarra soprano o ottava (piccola chitarra accordata un'ottava sopra la chitarra regolare dalle corde più sottili dal suono simile al mandolino napoletano). Tiple (piccola chitarra colombiana che monta quattro cori di triple corde metalliche con accordatura scalare e tastiera non libera (ossia con capotasti) usato solitamente nella musica popolare del Sud America. Chitarra sintetizzatore e Synclavier.

LYLE MAYS: Piano, Organo, Tastiere, Fisarmonica, Tromba, Synclavier (un potente sintetizzatore digitale/campionatore musicale, che permette una notevole profondità dei timbri, versatilità nella creazione e produzione di suoni, e nella velocità d'uso).

STEVE RODBY: Basso elettrico e acustico.

PAUL VERTICO: Batteria, Caja e percussioni addizionali.

PEDRO AZNAR: Voce, Chitarra acustica, Marimba, Vibrafono, Sassofono Tenore, Charango (piccola chitarra andina di ispirazione europea con cinque corde doppie da suonarsi a pizzico) , Melodica, Flauto Andino, percussioni addizionali.

ARMANDO MARCAL: Percussioni.

BRANI:
“Have You Heard” – “Every Summer Night” – “Better Days Ahead” – “Spring Ain’t Here” – “45/8” – “5-5-7” - “Beat 70” – “Dream Of The return” – “Are We There Yet” – “Vidala” – “Slip Away” – “Letter From Home”

Arioso, fresco, leggero (ma non facilone), spensierato ma non incosciente, addirittura struggente a volte: album eccellente, geniale ed emozionante.
La musica è come sospesa su un mare mutevole e poggia i suoi due basamenti più estremi su due continenti lontanissimi, uno è il Free Jazz, e l’altro è l’easy Listening).
Un ponte che permette agli influssi migranti di uno e dell’altro territorio di mescolarsi ed unirsi splendidamente, un Meltin Pot di Burt Bacarach, Steve Lacy, Jim Hall, Ornette Coleman, Bill Evans, Jeorge Ben, Gilberto Gil e i Manhattan Transfert mescolati in calderone ben bollente da un favoloso e rivoluzionario chitarrista nel “laboratorio” della sua ricerca musicale.
Su 10 brani 7 sono scritti da Pat, 3 da lui con Lyle, uno da Lyle e uno da Pedro, stessa percentuale per gli arrangiamenti.
Le basi ritmiche sono variegate, complesse e molteplici, con una declinazione sud americana che stempera e riscalda i suoni jazz della batteria.
Il basso è sempre (purtroppo) perfetto, mai una sbavatura, un eccesso, un colpo di genio (ma posso capire Pat) dopo il primo album nel quale Jaco lo ombreggiava si dice che il suo approccio all’accompagnamento sia diventato piuttosto Zappiano (ovvero mani in prestito).
I brani di Pat sono più lineari ed omogenei mentre quelli composti da Lyle decisamente più multiformi e strutturati: “5+5+7” ha rimandi delle campane caraibiche suonate alla Othello Molineaux (retaggio Jaco anche questo).
Pedro è un bel musicista, canta molto bene ed è un grosso percussionista, il suo apporto nell’album è notevole, “Dream Of The Return” è una love song molto aggraziata.
“Are We The Yet è una composizione di Lyle veramente strepitosa, elaborata nella ritmica e nelle parti armoniche (in contrapposizione all’approccio melodico di Pat) viaggia come un abitacolo tra i confini di una sinfonia moderna ed un assolo strepitoso (e quasi Free Jazz) di Pat.
“Have Your Heard” è una trascinante corsa gioiosa e libera molto calda con un assolo di chitarra davvero memorabile, la band gira come un orologio atomico.
“Vidala” è una hit strafamosa, sulle rotaie di un treno a vapore la voce di Pedro doppiata dalla chitarra morbida di Pat cantano un canto un po’ demodé , un po’ ruffianotto ma meravigliosamente sognante dove sboccia (come al solito) un assolo da urlo di chitarra, non pirotecnico, ma di grande perizia espressiva e tecnica.

Pat musicalmente parlando è un personaggio sfaccettato e polidimensionale, ha la faccia tosta di pubblicare album di composizioni Free Jazz come Jaco (Bley, Ditmas, Jaco e Pat) o Rejoicing (praticamente tutto Free) un album come questo per mostre d’arte moderna come questo senza perdere di credibilità ne essere banale o tantomeno pretenzioso.
Grande esploratore di suoni è stato uno dei primi a comprendere le enormi potenzialità del Synth per chitarra (Roland) ridefinendo lo standard e i confini del suo strumento.
Pat è un maestro per almeno due generazioni di chitarristi, ha una tecnica assoluta ma non è rimasto intrappolato dal vizietto dei grandi strumentisti di abbandonarsi alla tecnica spaventosa che possiedono per avventurarsi al limite delle loro possibilità e tralasciare tutta quella zona melodica interpretativa che caratterizza il brano. (un esempio di quel che dico è Frank Gambale o i Casiopea), anzi, addirittura ha sviluppato con gli anni un senso unico del brano che lo rende riconoscibile anche al primo ascolto riuscendo ad essere contemporaneamente coltissimo e popolare.
Da possedere assolutissimamente “ca va sans dire”.
Gilbert Cerbara
Inserita il 30 - 08 - 09
Gilbert Cerbara
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