SUCCESSIVO
|
Lucio Battisti - Il mio canto libero
|
Un viaggio tra le inquietudini dell’“io” che ricerca affannosamente la libertà. Questo è “Il mio canto libero” album di Lucio Battisti del 1972: un disco che rappresenta un’opera centrale del primo Battisti e fotografa la piena maturità del sodalizio artistico con il paroliere Giulio Rapetti in arte Mogol. Per Battisti si tratta del secondo lavoro pubblicato con l'etichetta Numero Uno dopo avere abbandonato l’anno precedente la Ricordi.
Nelle otto canzoni dell’album si intrecciano forme, suoni, racconti di sentimenti quotidiani che la magica alchimia tra musica e parole rende straordinariamente penetrante. Battisti in questo album realizza canzoni dalle forti contrapposizioni sonore, infatti, da delicati esordi intimisti sottolineati dalla chitarra o dal pianoforte, si passa a violente esplosioni musicali che Mogol rende in versi quasi manichei: l’uomo (qui inteso come singolo individuo) con o senza amore e con o senza libertà. Quindi, musica e parole si specchiano uno dentro l’altro creando alcune gemme che hanno contribuito alla evoluzione della canzone italiana. Come “La luce dell’est” brano che viene descritto in due fasi: il ricordo, con la musica quasi impalpabile come a raccontare un sogno, e il presente tra gioia e disperazione reso con un’esplosione di archi e percussioni. “Vento nel vento” è un piccolo gioiello illuminato dalla grazia: un esordio quasi rarefatto al pianoforte seguito da un crescendo lento, ma costante fino al trionfo orchestrale. “Confusione” è il brano più marcatamente rock del disco, costruito su un intreccio melodico guidato dalle chitarre e dal basso, viene perfezionato anche da alcuni effetti ottenuti con la pedaliera. Memorabile la descrizione di apatia in cui si trova il protagonista di “Io vorrei…non vorrei, ma se vuoi” che prova a combattere contro il nuovo amore che gli sta nascendo dentro e che non riesce a contenere; la musica (costruita con un’introduzione quasi spettrale con pianoforte e archi fino ad innalzarsi ad un canto di gioia con un'esplosione sonora) in questo caso diviene quasi una tela su cui le parole dipingono le evoluzioni degli stati d’animo. Il disco si chiude con “Il mio canto libero” una ballata dal lieve sapore gospel che viene arricchita da una potente sezione di fiati. Il brano è un’analisi sul complesso rapporto con gli altri, spesso incapaci di capire i problemi e gli stati d’animo delle singole persone, un atteggiamento che rischia di incanalare verso l’omologazione anche le emozioni e i sentimenti.
Il disco ebbe subito un grande successo commerciale; balzò in vetta alla classifica delle vendite nel gennaio del 1973 e ci rimase per oltre due mesi risultando il disco più venduto di quell’anno in Italia davanti ad un altro album di Battisti (“Il nostro caro angelo”) e ad un disco leggendario come “The dark side of the moon” dei Pink Floyd.
Inserita il 11 - 12 - 06
Riccardo Sordi
|
|
I Commenti degli Utenti
|
alè
Finalmente un pò di italiano! Thanks a lot!!!
11 - 12 - 06 -
di: ROMOLO -
|
Teatro.Org non è responsabile per i testi contenuti nei Commenti, perché redatti direttamente dai lettori che se ne assumono la responsabilità e in approvazione delle condizioni di servizio. I commenti dei lettori non sono soggetti a moderazione; tuttavia Teatro.Org si riserva il diritto di intervenire su quelli che, a seguito di controlli saltuari e "a campione", venissero giudicati inopportuni per forma e/o contenuti.
SUCCESSIVO