Questo di Van “the Man” Morrison è un disco straordinario e per ragioni talmente semplici da sembrare banali: anzitutto la voce, e questa con Van è un po’ la scoperta dell’acqua calda, verissimo, però qui signori miei siamo oltre ciò che ci si può ragionevolmente aspettare anche da un fuoriclasse come il vecchio irlandese, poi il sound, soul allo stato puro scintillante e caldo come si conviene, con un fuoco di fila di strumenti che lascia stesi, non bastasse ancora ci sono infine le canzoni, dieci scrigni da aprire per vederci cosa ci sta dentro.
C’è una partenza al fulmicotone sulle note rotolanti e corali di “Bright side of the road”, il giro travolgente di “Full force gale” con una chitarra slide piazzata al centro che spacca la melodia in due facendone uscire il succo fino all’ultima goccia quasi fosse un frutto dolce e maturo, le trombe arrembanti di “Stepping out queen” e la melanconia elegante di “Troubadours”.
Non si finisce qua giacchè si ha appena un istante per tirare il fiato e attacca una specie di giga bastarda con Van Morrison che scava un canto masticando le parole neanche fosse un lupo affamato mentre la canzone traballa alcoolica e folk fino alla fragranza soul di “You make me feel so free” con relativa lusinga di sax a girare l’impasto sonoro del brano.
Un disco che gronda feeling in modo imbarazzante, con tre o quattro pezzi che ti viene voglia di metterli su e poi ancora e ancora, ma in effetti se quella di Van è considerata una delle più straordinarie voci della musica contemporanea ci sarà pure un motivo, tutto comunque fila a meraviglia in questo dannato “Into the Music”, è come se Van avesse aggiustato progressivamente il tiro dopo i primi lavori fino a fare centri perfetti, uno dopo l’altro.
Chi lo conosce un po’, del resto, sa che negli anni 70 ci sono almeno altri due suoi capolavori, dischetti come “Moondance” e “Astral Weeks” quindi sceglierne uno al posto degli altri è stato comunque un delitto ma da qualche parte bisognava pur cominciare e allora va bene proprio “Into the Music” perché non è solo un gran disco per la qualità delle canzoni, dei musicisti, delle colorazioni ma è anche un album che arriva subito dritto e non frena, mai, nemmeno per sbaglio, in alcuni pezzi è come aprire gli occhi di fronte a una cascata, in altri ti chiedi come si fa a scrivere una musica così perdutamente romantica e piena di passione.
Se lo trovate nei negozi, compratelo a occhi chiusi.
Inserita il 31 - 10 - 06
Matteo Strukul
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