E' un album molto intenso e raffinato “Quante stelle un solo cielo” (Penthar – Mizar Records, distribuito Halidon) il nuovo album del cantautore bresciano Andrea Romano , sarà in tutti i negozi tradizionali di dischi.
Il videoclip di “Mondo” (regia di Nicolò Ghisla, fotografia di Graziano Chiscuzzu), singolo che ha anticipato l’album, è on line oltre che disponibile in versione digitale su iTunes.
“Il presidente chiuso in estasi nucleare, baciò l’oppositore in bocca e disse: mi vuoi sposare?
“Il sergente stanco della guerra, disse al comando: voi dite che si fa la storia ma io ho perso memoria”.
Andrea Romano , ex pilota di auto da rally e imprenditore, decide a trentasei anni di dedicarsi interamente all’arte - con disegni digitali che rimandano alla poetica scanzonata del fumetto - e alla musica, fondendo le sue opere grafiche raffinate, eleganti e leggere con la melodia, dando vita a un’opera visibile ed ascoltabile grazie a questo suo progetto discografico.
“Parole e musica nascono, per quanto mi riguarda, quasi sempre insieme – spiega Andrea Romano - Mi metto al pianoforte, comincio a suonare qualcosa, trovo una melodia, e subito si intersecano parole e frasi che non trovo nella memoria. Nuove e sconosciute. Poi aggiusto, taglio, cucio e confeziono.”
In questo suo secondo album, “Quante stelle un solo cielo”, undici brani, sette arrangiati dal grande maestro Umberto Iervolino (“Mondo”, “Poi”, “Da te per me”, “Solo un passo”, “Dimmi”, “Marilù”, “Lasciami”), tre dai Kaufman (“se io fossi vento”, “una piccola stella”, “quando io saprò”) e la cover, “Ti lascio una canzone”(omaggio al grande Gino Paoli), da Paolo Costola.
Parole e musica da un lato, colore e forma dall’altro. Sono i quattro fili che si intrecciano a tessere il finissimo mondo poetico di questo poliedrico autore che, in un tempo in verità sorprendentemente breve, ha inaugurato un percorso artistico in cui liberare verso l’esterno un’energia espressiva annidata nel profondo, coltivata da sempre come ricerca interiore e finalmente sbocciata con una spontaneità quasi disarmante.
Andrea Romano quando produce le sue opere grafiche non fa nulla di diverso rispetto a quando scrive o canta. Semplicemente concede all’Idea di diventare forma, di essere così condivisa, capita o fraintesa, o, soltanto, di suscitare emozione.
Andrea Romano , bresciano, classe 1965, nasce come pilota di auto da rally (dove ottiene discreti piazzamenti), crescendo poi come imprenditore. Un giorno, a trentasei anni, decide di sperimentare nuove strade e nuove esperienze. E si mette in gioco con umiltà e impegno. Andrea sente l’esigenza di imparare a suonare il pianoforte e lo fa. Decide di imparare a cantare e lo fa, frequentando, nel frattempo, laboratori teatrali.
La sua arte ha bisogno delle immagini e lui impara a dipingere. In sostanza sente che le emozioni, la semplicità, e la cultura che stazionano dentro di lui vanno espresse e condivise con gli altri. In modo raffinato, ma popolare, autentico ma elegante. Come lui stesso si presenta.
Andrea Romano è anche fondatore della Penthar Music, la sua giovane, ma ambiziosa, etichetta indipendente.
Una vita passata a gareggiare nei rally e una vita da imprenditore. Poi improvvisamente la scelta di vivere di musica: quanto coraggio c'e' voluto per arrivarci?
In realtà la mia storia, come credo quella di tutti, è un poco più articolata e consequenziale. Non ci sono arrivato di botto. Ho sempre nutrito interesse per l’arte in generale, per la filosofia orientale ed occidentale e, soprattutto, per il libero pensiero. Ad un certo punto della mia vita il “vecchio” era divenuto troppo logoro ed ho deciso di cambiare abito. Ma sinceramente non l’ho mai ritenuta una scelta coraggiosa. Sarebbe stato più coraggioso sostenere la vecchia posizione. Ritengo che un uomo compiuto possa stare ovunque, spostando il piacere personale al piacere per il “fare bene” qualunque cosa. In ogni caso, per quanto i riguarda, ho scelto la strada più facile. E non ho rimpianti.
Eppure e' difficile oggi mantenersi con la propria arte e si tende a vivere di precariato: tutto cio' non ti spaventa?
Vivo anche di altro. Per adesso, tra alti e bassi, non mi lamento.
Sii sincero: gli amici e la tua famiglia come hanno reagito a questo tuo cambiamento di rotta?
Non conosco altre modalità al di fuori della sincerità con me stesso (più o meno lucida) e soprattutto con gli altri. La mia famiglia mi ha sempre appoggiato e stimato. Devo moltissimo a loro.
Pero'- indubbiamente- la musica tu l'hai sempre amata. Quando e' avvenuto il tuo primo incontro ufficiale con il mondo delle sette note?
Dieci anni fa. In età avanzata… ero in un negozio di strumenti musicali e, a quel tempo, frequentavo laboratori teatrali; mi sono seduto di fronte ad un pianoforte, l’ho osservato e l’ho sentito familiare. A tal punto da restare sgomento per il fatto di non saperlo suonare. Una stranissima e forte emozione. Così ho deciso di comprarlo e dal giorno seguente ero a lezione. Dopo un mese ho scritto la prima canzone “specchio nel blu” (il singolo del precedente album). Da allora suono quotidianamente per ore. E disegno al computer preparando le immagini per i video delle mie canzoni. Il 28 aprile ho inoltre la prima mostra personale alla galleria Lagorio di Brescia.
Qual' e' la canzone che ti ricorda maggiormente la tua infanzia?
Un mangiadischi arancione (di mia sorella) che suonava “Acqua azzurra, acqua chiara” di Lucio Battisti
E la tua adolescenza?
“Chissà se lo sai” di Lucio Dalla.
Ma una cosa e' ascoltare musica, un' altra scriverla e suonarla. In che situazione nasce un tuo pezzo?
Parole e musica nascono contemporaneamente per quanto mi riguarda. Faccio spazio nella mente, mi metto da parte e tutto accade. Affiorano così le parole. Parole che non fanno parte delle mie consuete abitudini espressive. Sono profondamente mie, le riconosco, ma resto sempre stupito.
Quando hai capito di aver fatto un buon lavoro?
Quando sono felice mi fermo.
Non ti e' mai capitato di arrabbiarti perche' non riuscivi a completare un tuo brano?
No, non mi è mai successo.
Da come mi guardi intuisco che sia vero... E ti credo, Andrea! Che altro dire? Buona giornata e alla prossima, dunque...
Sì, alla prossima e grazie per lo spazio che mi avete concesso!