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Barsotti & Gainsbourg ne 'Il Jazz nel burrone'
Barsotti & Gainsbourg ne  Il Jazz nel burrone
Leandro Barsotti, giornalista e cantautore padovano, è uscito a gennaio 2007 con “Il Jazz nel Burrone”, omaggio a Serge Gainsbourg, sua passione dai tempi dell’adolescenza, cd unito ad un libretto in cui racconta la vita dell’artista e quello che ha significato per lui.

Come questa tua passione per Gainsbourg, che ti ha riportato alla musica dopo sei anni di assenza?
Ho iniziato ad ascoltare la musica francese verso la fine degli anni ‘70 inizi ‘80, suonavo la chitarra ed arrivato a Parigi per le vacanze estive, ho sentito, questo artista, la sua voce profonda, le sue storie strane. Ogni anno tornavo a Parigi e raccoglievo materiale su di lui, molto vinile. Il mio disco del ‘91 “Il caso Barsotti” per la Bmg era accompagnato da un foglietto di 4 pagine con notizie su di me ed un capitoletto dedicato a lui. Poi di recente ho incontrato un discografico, Luciano Quaggia, con la stessa passione, ci è venuto in mente questo lavoro. All’inizio doveva essere solo giornalistico, poi abbiamo unito l’idea dell’album.

Cosa ti affascina sua personalità, lui figlio di ebrei russi, vero cognome Ginzburg, diviso fra scandali, alcool, donne e continue provocazioni?
Gli ebrei russi nel ‘18-‘19 erano emigrati a Parigi, lui con padre pianista e madre cantante lirica, aveva sempre respirato la musica, era un ottimo compositore ed arrangiatore. Di lui mi ha sempre affascinato la voce che muoveva poco, su poche note e le atmosfere mai banali che sapeva creare e poi la ricerca continua di provocazione, a metà fra Bukowski e Sgarbi, un personaggio insostituibile per la Francia. Poi era interessante la sua nomea da playboy, il brutto che conquista, la bella e la bestia.

In cosa sei vicino a lui ed in cosa distante?
Vicino nella sensibilità, nell’approccio alla poesia in forma di canzone e nella voce, la sua è più bella, ma anch’io ho sempre prediletto i bassi, i parlati, dare senso alle parole. Distante, sicuramente nei comportamenti da maledetto, fumava, bevevo, si ubriacava, bisogna avere il carattere.

E’ stato difficile tradurlo, ad esempio com’era la versione francese di “La fine di un fighetto”?
“Requiem per un ballerino di twist”, perché nel ‘66-‘67 i ballerini di twist riempivano le discoteche, erano i fighetti del tempo, tutte le donne impazzivano per loro, l’ho cambiato per far capire al pubblico, per attualizzare ma senza travisarne il significato, il senso, anche per le altre canzoni.

“Je t’aime...moi non plus”, in “Il Jazz nel burrone” è solo in versione strumentale..
Sì, mi pareva abbastanza irriguardoso farla in italiano, ho grande rispetto per quella canzone, l’ho solo ricordata anche perché arriva al temine di un percorso, le 10 canzoni vengono prima, dopo “Je t’aime” inizia il mito.

Se mi dovessi descrivere il caso Barsotti, diviso fra passione giornalistica e canzone d’autore, che mi diresti?
Mai come in questo lavoro sono riuscito ad unire le due anime. Qui c’è un grande lavoro giornalistico, il libretto è scrittura biografica, parte narrativa sugli anni ’70 e traduzione, ossia espressione con parole immediate di poesie francesi che hanno 50 anni fa. Un lavoro di cui sono orgoglioso. Il 24 lo presenterò a Conselve, ad aprile a Verona alla fiera del lusso e poi a maggio in concerto alla fiera del libro di Torino.

Che ne pensi del panorama musicale veneto, a Sanremo due vicentini ed un gruppo padovano, a giugno l’Heineken Jammin’ Festival, questa regione si sta risvegliando?
Da veneto – padre livornese, madre di Brindisi – non parlo il dialetto, ma nel carattere mi sento assolutamente di questa regione, posso dire che il gruppo padovano mi è piaciuto molto, in generale il Veneto è molto vivace, ci sono spazi di aggregazione importanti come i centri sociali di Mestre e Padova, ascolto Radio Scherwood per la proposta musicale nuova e fuori dai canali commerciali, mi hanno deluso i club che ospitano solo cover band invece trovo importanti le rassegne, per il confronto fra i giovani che producono la loro musica nelle cantine, direi che mancano però le case discografiche che seguono la musica d’autore.

Inserita il 08 - 03 - 07
Silvia Gorgi
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