Si chiama " Pure Songs" il nuovo cd di Laura Lala feat Sade Mangiaracina. Un lavoro ricco di emozioni e di momenti davvero magici di autentica poesia musicale, non per nulla “Pure Songs" è stato registrato e mixato presso gli studi dell’etichetta indipendente Jazz Collection e vede la partecipazione di eccellenze del panorama jazz italiano come Salvatore Bonafede (piano e Fender Rhodes), Piero Delle Monache (sax tenore) e Marco Spedaliere (sax soprano). L’etichetta ha deciso di produrre il disco a seguito del primo premio vinto dal quartetto all’interno del "Saint Louis Jazz Contest 2008".
“Pure Songs” è un progetto nato dall’amore per la capacità comunicativa ed emozionale di una melodia, sia essa proveniente dal jazz o dal vasto e vario patrimonio di ascolti che ognuno di noi accumula e custodisce negli anni. Le musiche di "Pure Songs" sono la fonte l’ispirazione per la scrittura dei testi, che sono quindi strettamente legati ad esse, ne dipendono e ne sono il frutto. Il progetto nasce anche dall’amicizia e dalla collaborazione fra due musiciste, Laura Lala (cantante, autrice di alcune musiche e di tutti i testi) e Sade Mangiaracina (pianista ed autrice di alcune musiche), che hanno scoperto di condividere, oltre all’amore per il jazz e l’improvvisazione, la stessa passione per le “canzoni” e di attribuire grande valore al testo, alla sua interpretazione e alla sua composizione in inglese ed in siciliano, dialetto che appartiene alla cultura ed alle radici di entrambe.
«“Pure Songs” perché da un po’ di tempo rifletto sul concetto di purezza, intesa come sincerità, onestà, che poi sono i regali più grandi che secondo me ci ha lasciato il jazz – commenta Laura Lala - ne ho parlato con Sade e dall’incontro con la sua musica questa idea è diventata un progetto. L’uso del dialetto siciliano non è frutto di una scelta razionale ma d’istinto, rappresenta l’identità.»
A proposito del disco Salvatore Bonafede ha affermato: «Posso dirlo? Sono stufo dei progetti. La musica è filosoficamente inconoscibile, non un "progetto" che produca comunicati stampa di cui vantarsi, e trovare così qualche scrittura per una stagione, per poi essere dimenticato alla successiva. “Pure songs” è una briciola di musica in un mondo spietato. Produce storie, storie vere, dure e pure. Quelle di chi ama questo linguaggio allo stato puro.»
Ma vediamo di conoscere meglio Laura Lala in questa esclusiva intervista realizzata in stretta collaborazione con l' Ufficio Stampa di Parole e Dintorni...
Laura com'è nata la tua passione per il mondo delle sette note?
Mi raccontano che ad un anno spiazzavo le mamme degli altri bambini, cantando, alla villa vicino casa di mia nonna, le filastrocche che lei m’insegnava e che io imparavo a memoria e riproponevo dall’alto dei miei dodici mesi! Poi la radio e a diciotto anni l'incontro casuale con il jazz.
Hai scelto di suonare jazz ma il jazz è anche uno stile di vita... Lo condividi?
Io ho ascoltato, studiato ed amato in profondità il jazz per moltissimi anni, ho uno sconfinato rispetto ed amore per questa musica ed ancora oggi quando suono gli standard lo faccio cercando di esprimermi nella maniera più profonda ed onesta, proprio perché credo che sia questo l’insegnamento più grande del jazz. Mi sono chiesta anche come la musica popolare di un altro paese potesse essere entrata con tale intensità nella mia vita e col tempo mi sono risposta che il jazz è innanzi tutto una “lezione di vita” ed ha un valore universale ed ho cercato, nel mio piccolo, di portare i valori del jazz nella mia musica a mio modo ed affondando nelle mie radici. Parlo di valore universale perché credo davvero che il jazz sia un modo di essere, di vivere e vedere la vita, è una musica democratica in cui il rispetto e l’ascolto delle diverse sensibilità è conditio sine qua non e tutto questo secondo me andrebbe esteso ed applicato alla vita in generale.
Hai avuto modo di studiare seriamente canto e musica con grandi maestri. Quanto ha contato lo studio nella tua vita per far carriera?
Ogni incontro è importantissimo, ma solo alcuni ti cambiano la vita; io credo che se non avessi incontrato Maria Pia De Vito nel 1997 e Salvatore Bonafede nel 2000 avrei impiegato molto più tempo per ammettere a me stessa che cantare era ciò che volevo fare, la mia esigenza più grande. Naturalmente tutte le persone con cui ho studiato e quelle con cui ancora studio sono state fondamentali nella mia formazione.
Hai anche preso una laurea al Dams: il pezzo di carta ha ancora tanta importanza oggi?
Non nel mio caso, ma lo rifarei mille volte; per me è stata una grande soddisfazione ed un grande privilegio: andare a lezione al mattino e commuoversi ascoltando una lezione su Debussy o vedere gli occhi di un professore brillare perché hai avuto una buona intuizione perché ami davvero quello che studi. o, ancora, realizzare una tesi sperimentale su Billie Holiday con il musicologo Marcello Piras come correlatore ed avere 110 e lode!
Ma perchè molti giovani abbandonano gli studi a metà o a un solo passo dal diploma e/o dalla laurea?
Non lo so, forse paura di crescere, forse mancanza di fiducia in se stessi o forse per pigrizia e superficialità. Il mondo di oggi non mi piace affatto e la nostra società tende sempre più a forgiare esseri umani simili a se stessa, per non parlare delle figure politiche che dovrebbero essere di riferimento e che invece hanno tutti i segni della corruzione della società stessa, come un cane che si morde la coda. Purtroppo con difficoltà vedo tempi migliori.
Ci sono stati alcuni momenti in cui hai pensato mollo tutto e cambio mestiere?
Un giorno si un giorno no, ma per fortuna c’è Sade che mi consola e quando è lei a deprimersi ci sono io a sostenerla. Make us One! E’ una fortuna essere in due!!!
Chi ti ha incitato a continuare a credere in te e nella tua musica?
Gli insegnanti ed i miei amici, musicisti e non, e ovviamente Sade!
E' uscito il tuo cd in collaborazione con la pianista Sade Mangiaracina... In primis raccontaci la sua genesi... In secundis narraci in che situazione hai conosciuto Sade...
Ci ha presentate Salvatore Bonafede, io e Sade ci togliamo 8 anni e lui me la “affidò” quando lei era ancora diciassettenne , per un viaggio/studio a Bassano del Grappa dove si tenevano i seminari di " Veneto Jazz". Da allora non ci siamo separate, abbiamo anche vissuto sei mesi nella stessa stanza a Roma senza mai però suonare insieme. Poi un giorno Sade ha cominciato a comporre ed ascoltando i suoi brani a me veniva naturale scrivere i miei testi, come se fosse una piacevole esigenza, tutto con grande spontaneità. Abbiamo cominciato a suonare insieme anche i miei brani e così abbiamo messo su un repertorio con i brani di entrambe, credendo in quello che facevamo, ma, dico davvero, supportate soprattutto dalla naturalezza di farlo insieme, spalleggiandoci l’un l’altra come fosse tutto un gioco.
E per concludere: ora da uno a dieci quanto sei soddisfatta di te stessa?
Come essere umano? Come musicista? Troppo complesso rispondere a questa domanda! Riparliamone fra dieci anni!