Con Confini, tema l’immigrazione, vince nel 2005 il Premio Recanati. Il concept album d’esordio, Al Mercato lo porta ai primi posti della classifica di gradimento Indie Like Music all’inizio del 2007. Un lavoro sulla mercificazione dell’uomo, in tempi in cui sulle pagine dei giornali campeggiano le facce di Corona, Mele, Fiorani “la realtà odierna non certo educa ma tende solo a spettacolarizzare, come in un film dove non conta da che parte stai ma esisti soltanto quando su di te si accendono i riflettori ed il resto è nulla”. Il giovane e promettente cantastorie in questione si chiama Luca Bassanese, è del 1975 e nasce a Vicenza.
Da cosa trae ispirazione artistica?
“Dal suono e dalla parola, quando sento il canto di una voce, le vibrazioni di una corda di violino e mi sembra che tutto attorno assuma un aspetto più vero. E’ questo che ho sempre vissuto, la verità della musica, fin da piccolo, nell’ascoltare i suoni del mondo ed il suono d’ogni singola parola. A volte puoi perdere il significato di una frase ma quando la parola arriva a te, viene trasportata dal suono di secoli e secoli di cultura. Ed ogni lingua si racconta e ti racconta della gente che la parla. In un mercato di voci ogni lingua è l’essenza dell’uomo e la somma d’ogni suono è l’essenza della vita.”
Ha ricevuto critiche lusinghiere per la sua musica crocicchio fra folk italiano, ritmi gitani, canzone d’autore e suggestioni balcaniche. Ma per Lei quali sono stati tre dischi fondamentali?
“Volume III di Fabrizio De Andrè, Proxima Estación Esperanza di Manu Chao, Ederlezi di Goran Bregovi”.
Come mai ha scelto di reinterpretare Il Bombarolo di Faber?
Il Bombarolo io e Stefano Florio l’abbiamo inserita perché perfetta nel percorso del concept album che avevamo in mente di fare. Al Mercato è un album che parla di incontri e di scelte, questo brano si collocava perfettamente come possibile scelta del singolo nei confronti della Società. Per quanto riguarda Fabrizio De Andrè devo a lui il mio mestiere, quando da bambino la musica mi si presentò aveva gli occhi e il cuore de La guerra di Piero.”
La sua voce è stata definita da Veltri de Il Mucchio quella di un giovane ben educato, si riconosce?
“Direi che cerco di entrare nelle storie che canto in punta di piedi, come dire, con modi garbati e gentili. Penso ci voglia rispetto quando si racconta del proprio e dell’altrui sentire.”
Come mai il suo album ha avuto fin da subito una versione spagnola El Mercato?
“Perché mi sta dando la possibilità di raccontare qualcosa della nostra terra ai cari vicini Spagnoli e ai più lontani sebbene solo geograficamente Sudamericani, porque: El viaje tiene un sentido, el sentido de andar, cada senda un cruce para poderte encontrar (da Fronteras: il viaggio ha il suo senso, il senso di andare, ogni strada un incrocio per potersi incontrare). Per me è una gioia aprire gli spazi del mio percorso artistico e intellettuale in rapporto con altre culture, condividere idee, pensieri, emozioni, perché è di questo che l’album si racconta.”
Il brano il 20.07.2001 sui fatti di Genova è di impegno sociale – politico. De Gregori in questi giorni ha annunciato la sua preferenza fra i candidati alle primarie del Partito Democratico per la Bindi e non Veltroni, che ne pensa di questa presa di posizione? E che ne pensa dell’impegno civile in musica?
“De Gregori non ha nulla da nascondere o di cui preoccuparsi perché il suo percorso è sempre stato intellettualmente onesto e ammiro la sua sincerità. Per quanto riguarda prendere posizione da parte di un artista penso sia cosa doverosa se si racconta il mondo che ci circonda. Per me la vita è fatta di storia e in questa storia c’è la gente; è ciò che mi è accaduto durante i fatti del G8, esprimere i miei pensieri e le mie sensazioni è l’unico modo che conosco per sentirmi vivo. Non lo vedo come un impegno politico ma come una necessità.”
Quali sono “i sogni, i desideri e le belle speranze” di Bassanese?
“Il mio sogno è quello di poter continuare a sentirmi vivo nelle cose che faccio, continuare a credere che esista una ragione più grande per esistere al di là del materialismo che mi circonda, una realtà fatta prima di tutto di esseri umani alla ricerca di sé stessi, del proprio essere creativo e irrazionale, un immenso prato di anime libere da schemi e dense di umanità. Tutto Questo fa parte anche dei miei desideri e delle belle speranze.”
E invece quali sono stati i suoi incontri “per forza, per destino, per volere o per amore”, quelli che hanno dato una svolta alla sua vita?
“Sono fino ad oggi gli incontri con tutte le persone con le quali “per forza, per destino, per volere o per amore” ho avuto la possibilità di affacciarmi dentro la loro esistenza lasciando una finestra aperta nel mio io più vero. In primis i miei genitori, gli amori veri e per quanto riguarda la musica e in relazione all’amicizia, l’incontro con Stefano Florio. E’ sempre difficile per me identificare la sua figura perché non è soltanto un grande musicista, un produttore artistico, un arrangiatore e un coautore, che già il tutto assieme è moltissimo, ma egli fa parte prima di tutto del mio cammino come uomo in relazione con l’altro, è uno specchio di confronto, ed io credo che soltanto mettendosi in forte discussione con se stessi e con gli altri si possa arrivare a dei risultati concreti.”
Gli incontri con la Kočani Orkestar, King Naat Veliov ed il poeta Vittorino Curci, come sono nati?
“La Kočani Orkestar è stato uno di quegli incontri avvenuti sul campo, prima di tutto si è suonato assieme questo grazie al management della Kočani la Frameevents che ha reso possibile l’incontro e da lì è nata la voglia di collaborare. Nei giorni che son seguiti di registrazione ho avuto il grande piacere di cantare anche in due brani della Kočani traducendo assieme al capogruppo Naat Veliov i testi dell’Orkestar dal rom all’italiano, testi che raccontano la vita di un popolo ai più sconosciuto, testi densi di vita e d’amore. Sono stati giorni splendidi con l’intera Kočani, a ballare sotto le stelle, giorni veri tra terra e cielo. Per quanto riguarda la voce di Vittorino Curci in Nina, penso sia semplicemente splendida, non avrei potuto immaginare un’altra voce per raccontare in maniera quasi fiabesca questo quadro di ordinaria solitudine e disattenzione. Stefano Florio conosce Vittorino da molto tempo ed è stato lui a pensare che per Nina non ci sarebbe stato interprete migliore. Colgo l’occasione per ringraziare Vittorino nuovamente perché ogni volta che sento vibrare le parole in “Nina” provo la sensazione di un perfetto equilibrio e mi domando, per quante volte ancora Nina dovrà aprire la finestra?”
Chi ha come riferimenti da un punto di vista musicale? Mi parla un po’ degli arrangiamenti del suo album, così ricchi?
“La canzone d’autore nella sua essenza popolare è stata la prima a farmi avvicinare al mondo della musica, non posso che pensare a lei come ad un legame forte e viscerale. La necessità di pensare quotidianamente attraverso la musica mi porta in ogni istante ad assorbire nuovi stimoli, nuove sonorità, nuovi rumori. Gli arrangiamenti dell’album sono stati curati da Stefano Florio e a mio sentire sottolineato al meglio il carattere dell’album.”
E’ stato definito un cantautore multietnico e equosolidale, caratteristiche che fotografano l’immagine del mondo che “vorremmo”, fatto di uguaglianza sociale vera con i paesi in via di sviluppo, di accettazione delle diversità e delle etnie, di rispetto dell’ambiente, ma il futuro Lei come lo vede? Che ne pensa di manifestazioni come Live Earth?
“Il futuro è da secoli nelle mani dell’uomo ma io vedo sempre più spesso esaltazioni di tecnologia e poca o nulla umanità. Questa disumanizzazione diffusa mi preoccupa e mi inquieta. Nessuna manifestazione al mondo può risolvere i problemi sebbene mi auguro sempre possa essere il più possibile una goccia contro l’indifferenza.”
Il suo EP del 2005 si intitola Oggi che il qualunquismo è un'arte mi metto da parte e vivo le cose a modo mio. Come vive le cose a modo suo Bassanese, quali sono le sue priorità? Come si evita il qualunquismo?
“La risposta è più che mai nei fatti che nelle parole. Cerco semplicemente di dare un senso al mio vivere nel continuo confronto con me stesso e con ciò che mi circonda nella consapevolezza di commettere sbagli. Ma è assumersi la colpa che ci porta lontani dal qualunquismo, a non essere indifferenti a tutto. Informarsi non basta, bisogna esserci ed io cerco di fare del mio meglio nonostante la pigrizia.”
Chi o cosa l’ha aiutata a credere nelle sue potenzialità come cantastorie? Quali caratteristiche ritiene siano importanti per intraprendere una via artistica? Che si guadagna e a cosa si rinuncia?
“Su tutto, l’incontro con Stefano Florio è stato determinante per il mio cammino artistico che non ritengo slegato dal mio cammino di persona. Le cose cui rinunciare sono soprattutto le soddisfazioni facili, gli specchietti per le allodole, guardando sempre in faccia la realtà e cercando se pur con fatica la strada che porta alla nostra essenza, l’unica parte vera e sincera di noi.”
Luz de un novo dia è una preghiera dal linguaggio veneto/spagnolo. In generale in Italia c’è una riscoperta delle radici musicali molto forte, moltissimi musicisti scelgono come via musicale il folk. Anche in Veneto la riscoperta in musica del dialetto è molto presente. E viene scelta da molti autori. In questa regione ci sono anche molti cantastorie, a partire da Massimo Bubola a giovani autori come Alessandro Grazian piuttosto che a band come la Piccola Bottega Baltazar. Che ne pensa dei suoi colleghi, li conosce, c’è qualcosa che vi accomuna? Che tipo di legame ha con il suo territorio? È importante? E, se sì, in che senso?
”Con Massimo ho avuto il piacere di condividere qualche mese fa la puntata di una trasmissione televisiva, ci siamo presentati se pur in modo abbastanza veloce, purtroppo, per via dei tempi di registrazione, ho una grandissima ammirazione per il suo lavoro artistico con Fabrizio De Andrè ed ho molto apprezzato il suo ultimo lavoro/ricerca sui canti di guerra. Alessandro Grazian non l’ho mai conosciuto personalmente, ho ascoltato alcuni suoi brani e li percepisco densi di personalità e sentimento profondo, mai banale. Per quanto riguarda la Piccola Bottega Baltazar, la ritengo una bellissima realtà, un esempio di come portare avanti un progetto di gruppo con passione e professionalità; il fisarmonicista Sergio Marchesini ha suonato in due brani del mio album, Al Mercato e Canzone di Marta con grande capacità, musicalità e carattere.”
Faceva o fa anche un altro mestiere?
“Il mio mestiere è questa vita, per citare uno degli ultimi libri che ho letto (di Massimo Del Papa), ma a parte questo per ora cerco di sopravvivere col lavoro di cantautore e qualche amorevole cura.”
Dal vivo, chi ha avuto il piacere di vedere un suo spettacolo, lo definisce coinvolgente con mille sorprese fra ospiti e variazioni musicali apportate per l’occasione. Perché se dovesse darne Lei una motivazione è il caso di venire a vedere Luca Bassanese? E ultima domanda, come sta andando questo tour “In viaggio”?
“A volte improvviso e la scaletta subisce così delle variazioni oppure io e Stefano Florio sentiamo la necessità di raccontare il momento ed il motivo per cui stiamo su di un determinato palco o luogo, facendo nascere così dei momenti nuovi, intimi, di poesia o reading. Queste possono risultare delle sorprese per chi ascolta ma prima di tutto per noi che ci sentiamo più veri in ciò che stiamo facendo e dicendo. Questo tour sta continuando dopo le oltre trenta date di questa estate e ne sono felicissimo, per me i concerti hanno un effetto quasi sciamanico, quando metto i miei piedi sul palco sento ogni cosa scorrermi addosso, non è facile descrivere questa sensazione ma giuro che è una cosa grande.”
Inserita il 26 - 10 - 07
Silvia Gorgi
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