Non è una con i peli su la lingua la cantautrice fiorentina Susanna Parigi, appena giunta alla pubblicazione de "L'insulto delle parole"(Promomusic), il suo quarto cd. L'abbiamo incontrata grazie al proverbiale ausilio di Parole e Dintorni...
Susanna, ho tra le mani “L'insulto della parole”, il tuo nuovo cd. Un titolo molto forte e deciso...Ne deduco che anche tu sia così...E cos'altro?
Non è tempo di essere deboli. L’insulto delle parole è continuo, affrontiamo come martiri la fustigazione della chiacchiera, è un trivellamento continuo di vite private, di false intimità, di cortigiane, per non insultare con altra parola, che fanno le opinioniste, giornalisti che tradiscono il loro lavoro, telegiornali tra il rotocalco rosa e la cronaca di regime che tolgono spazio alle notizie vere. Qualche giorno fa al Tg 1 delle 20 un servizio di cinque minuti sui salvadanai, chi li usa, se esistono ancora, se vanno ancora di moda; qualche giorno prima sempre alla stessa ora un servizio sugli amuleti, porta fortuna, chi li usa, dove li mette e perché.
Se non fosse drammatico ci sarebbe da ridere.
L’insulto delle parole, l’insulto delle parole e poi le menzogne. La parola è insultata quando non è rispettata nella sua verità e insulta quando è menzogna ma c’è ancora di più. Cambiare le cose mantenendone il nome o cambiare il nome alle cose, mantenendo le cose come prima. Ma come portare le persone alla reazione se non hanno la consapevolezza di essere state offese? Ma come parlare a uno schiavo di giustizia se non riconosce neanche il sentimento elementare della protezione di sé? E tu mi chiedi se sono forte? Si perché ho un forte senso della giustizia e non sono mai stata passiva.
Quale pensi sia il tuo miglior pregio?
Forse proprio quello sopradetto. Non essere passiva mi ha portato a lavorare molto, studiare, cercare di migliorare, cercare di capire. Capire che non ho capito niente. In più sono anche fiorentina e come si sa i fiorentini nei secoli hanno sempre avuto un carattere pepato.
E il tuo peggior difetto?
Non ne ho. Sono perfetta. Perché, non si vede? (ride)
Solitamente un artista possiede una personalità complessa e particolarmente egocentrica...E tu?Io no. Ne è la prova la risposta precedente! (ride)
Che tipo di artista ti consideri?Un’archeologa della musica.
Non c'è stato mai un momento della tua carriera che hai pensato “ora mollo tutto e cambio mestiere?”Penso che dovrebbero cambiare mestiere quelli che non sanno farlo.
Per esempio molti figli di, parenti di, amici di, protetti da, pieni di soldi che.. E qui mi farò molti nemici ma come ti dicevo sono fiorentina.
Riguardo me è il pubblico che ha deciso. Se non avessi avuto e continuassi ad avere le manifestazioni indicibili che ho, sicuramente lo avrei pensato. Credo che tutti ci crediamo artisti nella nostra stanza quando componiamo. La differenza è nella possibilità di un pubblico.
Che cosa rappresenta la musica per te?Io sono musica. La musica è me. Sono invasa dalla musica e la musica ha plasmato il mio corpo.Io senza musica non esisto.
Con quali parole descriveresti il rapporto che ti lega ad essa?Scusa , ma sarebbe davvero troppo complicato spiegare!Lasciamo stare!
Quando hai capito che volevi far diventare la tua grande passione il tuo lavoro?Avevo tre anni e mezzo.
La tua famiglia come ha preso questa decisione?Hanno sempre amato la musica ma avevano paura per me. Perché non avevo le spalle coperte, perché partivo da sola, da Firenze ed ero molto piccola. Tieni conto che ho fatto il mio primo tour a diciannove anni con Riccardo Cocciante. Ero appena diplomata in pianoforte e ho iniziato a fare una vita che era pesante persino per gli uomini. Ma li ringrazierò sempre per avermi dato la possibilità di studiare e avermi seguita passo per passo senza esaltazioni e fanatismi, ma credendo sempre in me.
Sei nata come pianista di grandissimi artisti come Riccardo Cocciante, Claudio Baglioni e Fiorella Mannoia oltre che vocalist per Raf. Che cosa ami particolarmente di loro e che cosa ti hanno lasciato?Io li osservavo, con attenzione, cercavo di assorbire tutto. Dicevano che ero molto silenziosa e riservata ma guardavo. Quello che ti lasciano i grandi artisti non ha tanto a che fare con la razionalità. E’ qualcosa che ti entra dentro e credo non ti lascia più, nel bene e nel male!
Riesci a seguirli ancora come fan oppure no?Sempre!
Con quali altri artisti ti sarebbe piaciuto collaborare e perchè?Potrei dire dei nomi che farebbe molto figo perché si sa che sono eccellenti, ma io preferisco credere che se Mia Martini fosse ancora vicina, avremmo potuto fare davvero qualcosa di speciale
insieme.
Attualmente sei impegnata con showcase per la promozione del tuo nuovo cd. Quanto è importante per te la dimensione live e come ti prepari per affrontare il pubblico?
E’ il momento più importante. Il disco e tutto quello che ci sta dietro è solo una preparazione a questo momento dove ciò che fai cambia e si trasforma, alterato da chi ascolta. Niente, nella registrazione di un disco assomiglia a questo flusso che porta e riceve. Cerco di arrivare con l’onestà dello studio e del lavoro ma non mi preparo mai a quest’incontro. Penso di essere spontanea e nuda.
Da chi è formata la band?Lavoro con due formazioni, ma la band che mi accompagna da anni è formata da un trio d’archi, Alice Bisanti, Aurora Bisanti, Yuriko Mikami e alla chitarra Matteo Giudici.
Ti hanno anche assistito durante la creazione e la registrazione de “L'insulto delle parole”?Certamente. Quando trovi persone così vicine di pensiero, così generose e di talento non le lasci più. Nel disco però c’è la preziosa collaborazione degli Arkè String Quartet e Valentino Corvino che ha scritto le parti. Non finirò mai di ringraziarlo per essere entrato così profondamente nella mia musica.
A proposito perché hai deciso questo titolo per la tua nuova fatica discografica?Prima ho scritto le canzoni. Ad un certo punto, con il mio coautore ai testi, Kaballà, ci siamo accorti che stava diventando quasi un concept album perché in ogni canzone si faceva riferimento alla “parola”. Sarebbe stato davvero vincolante se fossimo partiti in anticipo con questo proposito.
Non è mai così per me. Io devo sentirmi libera, per quanto libero possa essere un rapporto tra musica e testo. Probabilmente il sentire agisce per vie tutte sue e ti accorgi che il cerchio si chiude.
Il perché del titolo credo di averlo chiaramente esposto nella prima risposta. Perché percorrere la storia di una parola è come scoprire sotto le pietre il segreto delle sorgenti, perché la parola ha una potenza smisurata, a volte può fare la differenza tra vivere o morire, perché la parola è sacra e richiederebbe rispetto e se avessimo il coraggio del silenzio saremmo già umanità in rivolta.
In che situazione è nata?Lavorando col silenzio e nel silenzio.
Tu sei anche l'autrice dei testi delle tue canzoni. Non hai mai avuto paura di metterti troppo a nudo quando scrivi?Mai e credo si possa vedere.
La tua musica è molto poetica. Ma quanta poesia c'è nella tua vita oggi?Nella mia vita non lo so ma sicuramente in questo tipo di sistema non esiste spazio per la bellezza.
Per la poesia, la natura, l’eleganza e l’equilibrio. Leggo molta poesia e ho molti amici poeti e faccio di tutto per “regredire e poter riascoltare qualcosa come un suono luminoso o una luce cantante per ascoltare le pietre che cantano e con esse il mondo”
Altra “grande presenza” è l'amore...Sei innamorata?Ininterrottamente.
Il cd si conclude con un clip video molto particolare...Ce ne vuoi parlare?
Si, è un promo in cui parlano Corrado Augias, Lella Costa, Pino Arlacchi, Leonardo Manera, Andrea Pinketts, Cesare Fiumi, Bruno Renzi, riguardo questo tema, ognuno nel proprio ambito di lavoro.
I contributi interi sono visualizzabili sul sito di Promomusic e il progetto rimarrà aperto. Adesso si è aggiunto Marco Travaglio.
Sinceramente quanto sei soddisfatta del lavoro ottenuto?Gabriela Mistral scriveva: “Da ogni tua creazione dovrai uscire con vergogna, perché è stata inferiore al tuo sogno”. Questa è la mia risposta!
E di te stessa?Se fossi soddisfatta sarei morta.
Un augurio per il 2010 ormai alle porte?Lo dico con le parole di Lella Costa. Augurerei che ogni persona “adottasse una parola, e la proteggesse e la curasse come un bene prezioso”, perché non consegniamo un bel futuro ai ragazzi con la menzogna, il litigio e l’urlo della volgarità. Bisogna parlare piano ai bambini, piano.
Inserita il 11 - 11 - 09
laura gorini
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