E' uscito venerdì 5 novembre nei maggiori store digitali l’album d’esordio della band italo-scozzese The Velveteen Dolls , dal titolo “An End ... The Beginning”. Un disco brit rock che viaggia in uno spazio indefinibile di duemila chilometri, la distanza che separa Edimburgo e Roma.
Per capire come nasce “ An End... The Beginning ” bisogna partire dalla capitale scozzese e in particolare da Richard Mason, lead singer. Dopo una lunga gavetta in Scozia con diverse band del panorama indie, Richard si spostò per due anni a Helsinki dove riuscì, con il suo sound, a far ballare i gelidi islandesi facendo girare sui piatti Stone Roses e compagni. Nel frattempo, trovò modo di fare una breve session con Bjork.
In seguito all’esperienza islandese, Richard Mason approdò a Roma, in pieno centro, a meno di cinquecento metri dal Colosseo: fu dalle rovine antiche che nacque il futuro, Mason incrociò le strade con Gabriele Ratti (chitarra), Stefano Micchia (tamburi), Maurizio Caldarola (basso), Marcello Lardo (chitarra). E nacquero The Velveteen Dolls.
Per capire invece qual è il sound dei The Velveteen Dols bisogna risalire a una lontana serata in cui, nel loro studio di Roma, si riunirono per una jam session Robert Smith al basso, Keith Richards e Johnny Greenwood alle chitarre, Dave Grohl alla batteria e Ian Brown alla voce. Di fronte a questi cinque geni, The Velveteen Dools trovarono opportuno lasciarli suonare e salire al bar a bere cinque whisky. Ma qualcosa in loro era cambiato per sempre.
Questo “per sempre...” è confluito in “An End... The Beginning ”, registrato tra la sala dei The Velveteen Dolls , il Groove Farm di Alberto Rossetto nel 2009, con la produzione di Livio Magnini (Bluvertigo, The Bloody Beatroots), e il Banana Row di Edimburgo, con Johnny Stewart (Snow Patrol) dietro al mixer.
Ancora prima dell’uscita, i brani dei The Velveteen Dolls hanno colpito nel segno: “Love Bomb” è entrata nella playlist di Vic Galloway, dj della BBC in Scozia, che l’ha selezionata per il suo programma “Introducing in Scotland”; la loro “Flying” allieta i momenti di chi vola, essendo stata inserita nell’attesa telefonica di Aeroporti di Roma.
Ecco la band al completo ai nostri microfoni...
Chi sono i The Velveteen Dolls ?
Richard, voce, Gabriele, chitarra, Maurizio, basso, Stefano, batteria, Marcello, chitarra. E’ il modo migliore e più semplice di descriverci. Tutto è nato a Roma ma probabilmente il nostro incontro poteva accadere in qualsiasi altro posto del mondo. La ricetta principale è che amiamo suonare insieme, anche se a volte siamo divisi da migliaia di chilometri.
Siete una band dalla vocazione internazionale: credete che questa sia una marcia in più?
Non la viviamo come una “marcia” ma come il nostro dna: ci piace fondere più mondi, crediamo che sia la cosa più interessante del nostro sound.
Chiaramente grazie a questa impronta potete puntare tranquillamente al mercato estero. Su quali paesi in particolare mirate?
Il Regno Unito rimane un riferimento ma non escludiamo di guardare anche altrove. Qualche feedback positivo da lassù ci è arrivato, speriamo di avere il modo di farci conoscere ancora di più.
A tale scopo Internet può esservi d'aiuto?
E’ innegabile che lo sia, la musica è cambiata con le nuove tecnologie ma questo ormai è un luogo comune. Restiamo convinti che se non ci sono le “canzoni” non c’è alcuna via digitale che tenga. Abbiamo avuto modo di ricevere molti feedback dall’estero e ci ha fatto piacere che nessuno ci abbia etichettato come “stranieri”.
Ma oggi com'è il mercato discografico italiano?
In crisi nera, come tutta la discografia mondiale, che è rimasta ferma agli anni Ottanta. Ma la cosa ci importa relativamente: le soddisfazioni non arrivano soltanto da una major o da un’etichetta, si può andare molto avanti anche solamente con le proprie gambe.
Siete stati dunque molto coraggiosi a far uscire qualche mese fa il vostro primo album...
Con quali parole descrivereste questa vostra prima fatica discografica?
E’ stato un lavoro che ci ha divertito, ha rafforzato la nostra concezione di musica e di amicizia. Un periodo sicuramente felice, anche se le tensioni – come in ogni buon rapporto – non sono mancate. E’ un mix del nostro modo di vivere e di suonare: Richard ha portato un’impronta brit molto forte, che noi tutti amiamo. Gli altri Velveteen Dolls hanno dato un contributo più nostrano, soprattutto per alcune atmosfere e per la volontà di rimanere affezionati alle melodie.
A chi e a che cosa vi siete ispirati quando avete composto i pezzi?
Di solito il processo di composizione nasce da un’idea armonica di Gabriele e melodica di Richard. Poi la band al completo rafforza o stravolge tutto. Considerato che Richard vive a Edimburgo e gli altri a Roma direi che la distanza è stata una forte fonte di ispirazione. E il risultato ha sorpreso prima di tutto noi stessi.
C'è un brano al quale siete più legati? “On love street”, perché riassume il fascino del nostro sound. E poi “Love Bomb” perché è nata in un lampo e ci ricorda una bella esperienza di registrazione fatta su in Scozia.
L' estero è quindi più avanti rispetto all' Italia per quanto concerne la registrazione di un cd o di un singolo pezzo?
C’è una fortissima operatività: si conclude tutto in poco tempo, lasciando prevalere l’istinto. Negli studi italiani si tende spesso a ragionare troppo sulla musica. Non si dovrebbe mai dimenticare che per registrare “Like a rolling stone”, Dylan, Kooper, Bloomfield e gli altri impiegarono poco più di 24 ore…
Immagino che stiate organizzando un tour... Quali saranno le prossime date?
Al momento è tutto “under construction” ma non mancheremo di farle sapere. Diciamo che se qualcuno quest’estate si trova a “passare” dalle parti di Inghilterra o Scozia farebbe bene a dare un’occhiata al nostro sito!
Laura Gorini