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Le Interviste di allaRadio.Org
Le interviste di allaRadio.Org a cantanti, musicisti e personaggi del mondo della musica e radiofonico

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Valerio Millefoglie: io, la musica e i miei amici immaginari
Valerio Millefoglie: io, la musica e i miei amici immaginari
E' appena uscito nei migliori negozi di dischi " I miei migliori amici immaginari", il primo album del carismatico Valerio Millefoglie. Noi di Alla Radio. Org non ci siamo persi la ghiotta occasione di scambiare quattro chiacchiere con il diretto interessato...

Scrittore, musicista, performer: sei un vero artista Valerio! Ma tu quando hai capito di esserlo? Non l’ho ancora capito e spero non lo capirò. La cosa potrebbe distrarmi.

Ascoltando la tua musica si intuisce che sei un uomo estremamente sensibile e romantico nel senso più etimologico del termine. Eppure oggi nel mondo pervade il cinismo. Non ti senti anacronistico? Credo che ogni epoca sia cinica. Siamo noi che idealizziamo il passato e gli diamo un valore romantico. Ci si è sempre voluti male. Anche nelle canzoni del disco parlo di personaggi sensibili, ma non certo di cuore. Penso al protagonista de “L’Uomo Striscia Pedonale”, quasi un verme che si trascina lungo le strisce pedonali che lo attendono ogni mattina giù dal letto e che lo portano sano e salvo fino al lavoro e a una vita sicura, a tempo indeterminato.

Il fatto di essere una persona di cuore ti ha portato alla solitudine? Ti spaventa rimanere solo? Il fatto di essere figlio unico mi ha portato a una solitudine che ho abbracciato con gioia. Non avendo fratelli più grandi o più piccoli dovevo sdoppiarmi e diventare io l’altro. Questo mi ha aiutato ad allenare la fantasia e a ricrearmi dei mondi in una cameretta. Non mi spaventa rimanere solo adesso. La paura è positiva, ti aiuta ad agire e ora ho le forze per farlo. Da anziano credo che niente più ti spaventi, ed è peggio. Forse a un certo punto nemmeno l’immaginazione può salvarti.

In che senso? Credi in una salvezza? Non credo in una salvezza postuma e paradisiaca. Intendo una salvezza molto più quotidiana e terra terra, immagino che quando cominciano a venire a mancare le persone con cui hai condiviso una vita, il conforto dell'immaginazione vacilli.

So che da bambino immaginavi di avere nella tua stanzetta amici immaginari... Ora, con la sensibilità di un adulto, come interpreti queste tue “visioni”? Le interpreto esattamente come allora, le canzoni sono nate in casa proprio per farmi compagnia. Io tendo a non invitare gente a casa perché se venisse gente vera poi non ci sarebbe spazio per quella inventata. Intendo anche spazio mentale, inventi se ti manca qualcosa. E inventare è un modo per tener lontana la noia, che per fortuna non ho mai sofferto, e per illudersi di non avere i giorni contati.

Ne deduco che sei una persona molto fantasiosa... Ma che cos'è la fantasia per te? La fantasia per me è vedere in una sedia vuota un posto occupato. O sedermi, inclinarla e farla diventare un cavallo. La fantasia ti permette di superare ogni cosa.

Anche il mal di vivere? Tendo a non pensare per concetti astratti. La fantasia può aiutarti a sopportare anche una fila in posta, il traffico o qualcosa che non succede.

Ma come fai a sapere che quella cosa non succede? Ti ritieni un uomo scaramantico? Assolutamente no, mi riferisco al superare per esempio una delusione per qualcosa che speravi accadesse e non è accaduta, la creatività ti aiuta a percorrere altre strade, a trovarne di nuove.

Fantasticare è bello ma come si riesce a ritornare con i piedi per terra? Dandosi delle scadenze. Prendere il materiale fantastico e ingabbiarlo su un palco, in un disco o in un libro. Per un anno ho partecipato a un bel laboratorio di cabaret gestito da Max Pisu di Zelig, al Circolone di Legnano, ogni martedì salivo sul palco con un pezzo nuovo quindi ogni settimana ero costretto a inventarmi, scrivere e imparare a memoria un testo e un personaggio. È stato un anno bellissimo e prolifico, pieno di fantasia e di piedi per terra. Dopo il laboratorio tornavo di notte a casa con tutto il finestrino abbassato anche in pieno inverno, la fantasia ti permette di non sentire il freddo.

 E per concludere raccontami la tua realtà di oggi… La mia realtà oggi è data da una serie di scadenze, prima fra tutte preparare e portare in giro il live del disco con due musicisti che per l’occasione, essendo polistrumentisti, si faranno in tre, in quattro, suonando più cose contemporaneamente. Non mi piacciono le band con troppi musicisti, che occupano ogni spazio fisico e sonoro, credo non ci sia bisogno di tutta quella gente sul palco, trovo molto più stimolante inventare modi per sdoppiarsi e sfidare l’ubiquità. E lasciare qualche vuoto qua e là.

Inserita il 04 - 11 - 11
laura gorini
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