Benvenuti a casa dei Grave Digger! Benvenuti a quello che è il loro album più completo e potente dai tempi di “The Grave Digger” e “The Reaper”; ebbene si, perché il nuovo “Ballads Of A Hangman” si colloca esattamente a metà strada tra i due album appena citati, inglobando nel suo insieme, almeno due nuovi elementi per gli standard dei Grave.
Numero uno, l’innesto del grande Thilo Herrmann (Running Wild) alla seconda chitarra, (autore di una prova fenomenale) che rende l’album e il sound dei Digger, ancora più power e speed con riff taglienti e micidiali e numero due, una scelta di brani veloci, immediati, carichi di feeling e melodia; un esempio, la title track posta in apertura “Ballad Of A Hangman” un vero classico a tutti gli effetti per i Grave Digger. Un brano che viaggia veloce alla “Symphony Of Death” condotto con mano sapiente da un Chris Bltendahl maligno e cattivo come non mai, il tutto sigillato da una band in puro stato di grazia (e qui le due chitarre, nella parte solistica, si sentono alla grande, con risultati incredibili). Tempi medi e cadenzati in “Hell Of Disillusiuon” una mazzata alla Judas Priest con rimandi ai Grave più classici di “Tunes Of War”, il tutto farcito da un Manni Schmidt alla sei corde, incontenibile e una sezione ritmica Becker/Arnold, letteralmente disumana; se ancora ci fosse qualche dubbio della qualità di questo nuovo “bimbo” in casa Grave Digger, date un ascolto alla successiva “Sorrow Of The Death” e rimarrete intrappolati in uno dei cori più belli della storia dei Grave, (periodo “Knights Of The Cross”) lanciato a folle velocità dalla doppia cassa martellante di Stefan Arnold. Un brano che dal vivo diverrà la nuova “Morgnana Le Fay” ci scommetto.
Dopo solo tre brani la caratura di questo nuovo “Ballds Of A Hangman” è talmente elevata, che gli ultimi due album in casa Digger “The Last Supper” e “Liberty Or Death”, sembrano quasi dei “dischetti” a confronto; pesante e malvagia anche “Grave Of The Addicted” mentre risulta davvero vincente il duetto con la bella e brava Veronica Freeman (Benedictum) in “Lonely The Innocent Dies”, una power ballad massiccia e sgraziata, che alterna parti evocative e macabre, ad impennate solistiche davvero geniali. Un bel pezzo originale e d’impatto.
Vi mancava un po’ la velocità di brani come “Shadowmaker” o “Fight The Fight”? Niente paura, arriva a farvi scuotere le teste la bellissima “Into The War”, ovvero il prototipo della perfetta canzone da “headbangin’”, seguita a ruota dall’altrettanto vincente “The Shadow Of Your Soul”.
Non fatevi ingannare da una “finta chitarra acustica” posta all’inizio di “Funeral For A Fallen Angel”, perché dopo pochi secondi, il brano parte in quarta sulla falsa riga di “Excalibur” o “Morgane Le Fay” in un tripudio di coralità e cattiveria; battute finali prima con la veloce e Grave Digger al 100% “Stormrider” e poi con il singolo apripista “Pray”, melodica e “ruffiana” quanto basta per piacere a stuoli di metallari in lungo e in largo per il globo.
Bonus Track per i più fortunelli, una cover di “Jailbreak” dei sempre eterni Thin Lizzy, suonata con gusto e la giusta cattiveria.
Resoconto finale; il miglior album dei Grave Digger da un bel po’ di tempo a questa parte! Questi sono i Grave Digger e lo saranno sempre: prendere o lasciare! Io prendo alla grande…
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Inserita il 13 - 01 - 09
Massimo Agliardi
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