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allaRadio.Org  Niccolo' Agliardi vince il Premio Lunezia Nuove Stelle 2008.
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Niccolo' Agliardi vince il Premio Lunezia Nuove Stelle 2008.
l Premio Lunezia “Nuove Stelle” 2008 è stato assegnato quest’anno al cantautore milanese Niccolò Agliardi per il suo album “Da casa a casa”, pubblicato lo scorso gennaio da Carosello Records e distribuito da Warner Music.

Agliardi riceverà il premio “Nuove Stelle”, uno dei riconoscimenti più ambiti del Premio Lunezia, durante la serata del 25 luglio ad Aulla (MS). Il riconoscimento è riservato a quegli artisti giovani che rappresentano già un sicuro punto di riferimento nel panorama della canzone. Artisti come Cristina Donà, Tricarico, Morgan, Cristicchi o Fabrizio Moro hanno ricevuto il premio nelle passate stagioni, grazie al loro giovane ma già sapiente uso dell’arte musical-letteraria.

Il premio è stato assegnato, come si legge nella motivazione ufficiale, per: «La certosina attenzione a degli elementi come il contenuto e la resa dei versi e delle musiche, che è merce preziosa per l’arte della canzone, in particolare per rendere giusto merito al valore musical-letterario. E infatti le canzoni di Agliardi sembrano puntare molto sulla valorizzazione del messaggio tramite la forza esaltante della linea melodica, che ogni volta rappresenta l’unico modo per poter fare arrivare un concetto; quasi in una atmosfera sciamanica. Se si prende una canzone come “Aspetto una domanda”, si capisce che il ritorno a una successione stantia di un gruppo di note, riproponendo in maniera quasi meccanica la sopratonica, suggerisce tutta la difficoltà del rapporto padre/figlio, nella quasi incomunicabilità tra le aspettative del genitore e i sogni di autodeterminazione del giovane, in una situazione bloccata. Ancora, brani come “Dante” ci propongono il retroterra culturale di Agliardi, il quale – con la rivisitazione del ruolo di una Beatrice impaziente per via del fatto che il suo amore perda più tempo a scrivere di sé che ad amarla – dimostra capacità di rivisitazione artistica, di sapere creare arte dall’arte secondo l’affascinante codice messo a disposizione dall’essenza musical-letteraria».

L’attesa è il filo che lega tutti i brani dell’album (“Da casa a casa”, “Una moneta nel mare”, “Dante”, “Aspetto una domanda”, “L’amore per caso”, “Allegria sorvegliata”, “Secondo te?”, “Continuamente”, “La panchina”, “Il senso.2”, “Non ci aspettiamo più”, “Zazà”). L’attesa è quella di un perdono nella canzone che apre e dà il titolo al disco (“Da casa a casa”), quella della realizzazione di una serie di piccoli ma sostanziali desideri in “Una moneta nel mare”. L’attesa insofferente di Beatrice che non comprende perché Dante impieghi tanto tempo a scrivere la Commedia e non si dedichi piuttosto all’amore fisico (“Dante”); quella di un padre che aspetta che il proprio figlio risponda alle sue non-domande (“Aspetto una domanda”) e poi, quella tradita da un amore che arriva inaspettato e improvviso e che cancella tutte le congetture precedenti (“L’amore per caso”). L’attesa di coloro che rimangono ad aspettare il ritorno di quelli che partono per un viaggio è quella descritta in “Allegria sorvegliata” e, a seguire, due canzoni d’amore in cui ci si aspetta che arrivi il meglio. Per sè stessi, in “Secondo te?” e per la persona che si è amata in “Continuamente”. Nessun posto è più emblematico di una panchina in una stazione per definire l’attesa di chi aspetta un treno per cambiare il corso della propria vita (“La panchina”). E nessuna vita può essere tanto aspettata e ipotizzata da scordarci di viverla (“Il senso.2”). “Non ci aspettiamo più” è evidentemente una dichiarazione di resa; mentre “Zazà” (lo storico nemico di Lupin) è uno di quelli che ha aspettato tanto, fin troppo, fino al punto di disperarsi quando ottiene, in qualche modo, quello che ha sempre desiderato.

“Alla magia e al mistero delle parole nella musica”, con questo sottotitolo si annunciano le date della XIII edizione del Premio Lunezia - Conferimento al valore Musical-Letterario delle Canzoni Italiane - stabilite nel 23 Luglio a Marina di Carrara, 25 e 26 Luglio ad Aulla, MS. Attesa la presenza del Ministro della Cultura Sandro Bondi, confermata l'attenzione dei rubricali televisivi di RaiUno, la partner-ship con RadioDue e la conduzione di Fabrizio Frizzi . "Ancora un cast di raffinato livello onorerà il palco del Premio Lunezia insieme a nuove proposte di sicuro futuro" - rivela Stefano De Martino Patron della manifestazione - "il valore Musical-Letterario è oggi un convalidato patrimonio culturale con il quale la nostra manifestazione celebra e premia l'arte canzone".  Il cast di Lunezia 2008 sarà comunicato i primi di Luglio.  Nella scorsa edizione hanno trovato meriti sul palco del Premio Lunezia artisti come Laura Pausini, Avion Travel, Nek, Fabio Concato, Ron, Antonella Ruggiero, Gatto Panceri, Gianmaria Testa, Ivan Segreto, Francesco Baccini, Fabrizio Moro, Marco Ongaro e i New Trolls.  Un cast ricco e molto eterogeneo a conferma che il valore Musical-Letterario, coniato e redatto dal Lunezia, ha ragione di premiare generi e stili diversi . 

Niccolò Agliardi nasce a Milano il 17 maggio 1974 ed è per colpa o merito di quel "Ridere, ridere, ridere ancora…" di “Samarcanda” di Roberto Vecchioni che resterà per sempre affascinato dall’arte della parola in musica e, quindi, dai cantautori.
Frequenta il liceo classico, ed è in quegli anni che comincia a scrivere le sue prime canzoni.
Spinto dalla passione verso i grandi nomi della canzone d’autore si laurea in Letteratura Italiana Presso l'Università Statale di Milano discutendo una tesi sui luoghi reali ed immaginari presenti nei testi di Francesco De Gregori.
Tra i suoi riferimenti musicali - oltre naturalmente a De Gregori - ci sono: Ivano Fossati (sul braccio sinistro ha tatuato il titolo di una sua canzone “C'è tempo”), Bruce Springsteen, Bob Dylan, Radiohead, Damien Rice, Tom Mc Rae e John Mayer.
Nel 1999 (dopo un anno passato a lavorare come assistente di produzione in due tour importanti come quelli di Fabrizio De Andrè e Renato Zero) Niccolò comincia la sua carriera di autore e inizia a scrivere canzoni firmando in esclusiva prima per Sony Music Publishing, quindi per Universal Music (2003) ed oggi per BMG Music-publishing (ora Universal Music Publishing Ricordi).
Nel 2000 lascia Milano trasferendosi a Roma dove inizia a lavorare alla sua carriera da cantautore e il fortunato incontro con Niccolò Fabi e Mario Puccioni porta alla realizzazione nel 2001 del suo primo singolo “Fiammiferi” (edel Italia) che ottiene una positiva accoglienza di critica e pubblico e l'apprezzamento di molti artisti italiani.
Nel 2002 un altro incontro importante segna la strada artistica di Agliardi. Roberto Danè (storico produttore di Antonello Venditti, Francesco De Gregori, Lucio Dalla e Fabrizio De Andrè) sceglie di occuparsi del suo primo disco lasciando però incompiuto il lavoro e il rapporto artistico e umano che si crea tra loro a causa della sua prematura scomparsa nel 2003. Niccolò fa comunque tesoro dell’esperienza ricevuta recuperando tutto il materiale scritto sotto la supervisione di Danè e pubblica nell’ottobre 2004 “Fratello Pop” (Bonaparte Edizioni), singolo che stazionerà per quattro mesi nella classifica dei 100 brani più trasmessi dalle radio del MusicControl.
Il 13 maggio 2005 esce il suo primo album dal titolo “1009 giorni” (Bonaparte Edizioni/edel), da cui vengono estratti due singoli: “Mi manca da vicino” e “Le cose che arrivano dopo”. Con questi brani Niccolò partecipa a diverse manifestazioni televisive e radiofoniche come il Tim Tour 2005, CdLive (Rai Due) e il suo tour estivo, il tour di Radio Italia SMI e prende parte alla Notte Bianca di Milano di RTL 102.5.
Nel dicembre dello stesso anno Agliardi diventa collaboratore ordinario della cattedra di Letteratura Italiana presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Statale di Milano dove tiene lezioni e seminari sulla canzone d’autore.
Il 2006 vede Niccolò in una nuova veste: quella di conduttore radiofonico per la sindacation Radio InBlu per la quale scrive e conduce un programma sulla musica d’autore intitolato “Parola d'ordine”. Questa pausa dalla sua attività di cantautore è rotta solo da una partecipazione importante: il 6 aprile, infatti, viene invitato a suonare in Piazza San Pietro a Roma davanti a più di 100 mila persone in occasione dell’incontro di Papa Benedetto XVI con i giovani.
Nel gennaio 2007 Niccolò comincia a lavorare insieme al produttore Simone Bertolotti al suo secondo album “Da casa a casa” (pubblicato il 25 gennaio 2008).
Durante l’anno, al lavoro sul nuovo disco e all’impegno radiofonico, affianca un nuovo progetto: quello di un romanzo scritto a quattro mani insieme all’amico Alessandro Cattelan (vj di MTV e conduttore radiofonico) dal titolo “Ma la vita è un’altra cosa”, in uscita il 1 aprile 2008 per Mondadori.
Nell’ottobre 2007 Niccolò firma insieme a Eros Ramazzotti e Guy Chambers il brano “Ci parliamo da grandi”, uno dei quattro inediti presenti nell’ultimo album di Eros Ramazzotti “E2”.

L’elenco degli artisti con cui Niccolò Agliardi si è trovato a collaborare in questi anni comprende nomi noti e meno noti come: Bryan Adams, Matteo Bassi, Maurizio Bassi, Simone Bertolotti, Alessandro Branca, Red Canzian, Guy Chambers, Luca Chiaravalli, Aida Cooper, Niccolò Fabi, Francesco Facchinetti, Michele Fischietti, Irene Fornaciari, Gianluca Grignani, Guido Guglielminetti, Mark Harris, Umberto Iervolino, Luca Jurmann, Massimo Luca, Paolo Meneguzzi, Mietta, Simone Patrizi, Laura Pausini Pier Cortese, Eros Ramazzotti, Federico Stragà, Syria, Marian Trapassi, Fortunato Zampaglione e Zucchero.

«“Da casa a casa”: un percorso circolare dove il punto di partenza è lo stesso di quello di arrivo, quando la Casa è una sola. Nello specifico, la mia» - racconta Niccolò Agliardi - «ma “Da casa a casa” è anche quel tragitto, fatto quotidianamente, e spesso sovrappensiero, da un punto a un altro della mia città. E qui le case sono due, naturalmente. Valgono entrambe le ipotesi».

La prima è valida perché tutto il disco è stato scritto e pensato partendo e tornando a Porta Romana (la zona di Milano dove Niccolò vive); ciò significa, appunto, che in mezzo c’è stato un percorso. O più di uno.
C’è stata l’Africa, terra meravigliosa, da cui, più volte Niccolò ha attinto colori e bellezze. C’è stata Roma, Cremona e tante altre città italiane raggiunte per le più svariate ragioni. C’è stata Cuba con le sue contraddizioni e le sue spiagge mozzafiato. E poi c’è stata Milano, sicuro. Vista e presa in tutte le sue angolazioni e angolature. Ed è proprio nella sua città che ha percorso quotidianamente, nella circonvallazione di mezzo, molti chilometri. Ecco la seconda ipotesi: quel tragitto fatto a memoria durante il quale Niccolò ha appuntato riflessioni e considerazioni. Talvolta del tutto banali, altre volte, spera, degne di essere condivise.


“Io ho aspettato due anni prima di vedere realizzato questo disco. Non sono molti, ma nemmeno pochi considerando che ci ho lavorato quasi tutti i giorni”, sottolinea Niccolò Agliardi.
In quei 40.000 chilometri complessivi, percorsi avanti e indietro tra Milano e Cremona Niccolò ha avuto il tempo di sistemare e ripensare ai testi delle sue canzoni che ha consegnato, poi, con fiducia, nelle mani di Simone Bertolotti; la persona che più di tutte, fin dal principio, ha creduto in questo progetto non solo come musicista, ma anche come produttore artistico.

A loro due si è unita una meravigliosa e numerosa schiera di giovani musicisti che hanno guardato a questo progetto come qualcosa a cui dedicare rara passione e dedizione.
L’elenco della squadra capitanata da Simone Bertolotti (che ha suonato piano e tastiere e ha curato gli arrangiamenti) comprende: Emiliano Bassi (L. Pausini, E. Ramazzotti, Syria, L. Bertè, 883) e Andrea Polidori (R. Vecchioni, Ron) alla batteria; Matteo Bassi (L. Pausini, E. Ramazzotti, Syria, L. Bertè, 883), Marco Mariniello (L. Dirisio, P. Meneguzzi) e Max Zaccaro ai bassi; Andrea Rigonat (Elisa), Michele Quaini (L. Bertè), Max Elli ( Nek), Elvezio Fortunato (D. Morselli, R. Angelini), Fabrizio Leo (E. Ramazzotti, B. Antonacci, Ron) e Niccolò Fabi alle chitarre; Andrea di Cesare (C. Consoli, N. Fabi, Negramaro, P. Turci) al violino solista; Stefano Signoroni (E.Ramazzotti), Barbara Zappamiglio (L. Pausini) e Alessandro Cottarelli ai cori; Alessandro Arianti (F.De Gregori), alla fisarmonica e Andrea Rescaglio al contrabbasso. Il quartetto d’archi è formato da Andrea Cortesi e Stefano Rondoni ai violini, Luana Monachesi alla viola ed Ermanno Vallini al violoncello. Maurizio Bassi (Tazenda, E. Ramazzotti, M. Martini, E. Jannacci) ha preso parte all’arrangiamento e suonato il pianoforte di “Una moneta nel mare”.

A loro si aggiungono Luca Chiaravalli (F. Renga), Michele Fischietti, Adam Conway e Pier Cortese che hanno scritto con me alcune delle musiche. Il disco è stato registrato e mixato al White Studio di Cremona da Marco Barusso e Gianluca Bertoldi e da Francesco de Nigris all’NGR STUDIO di Roma. La masterizzazione è stata curata da Maurizio Biancani allo Studio Fonoprint di Bologna. La produzione esecutiva del disco è di Riccardo Vitanza per Bollettino Edizioni Musicali.

Il progetto grafico del disco porta la firma di Laura Bolzoni, le foto all’interno del disco sono di Chiara Mirelli e Paola Iezzi, l’ufficio stampa è a cura di Jessica Gaibotti per Parole & Dintorni, la promozione radiotelevisiva è a cura di Dario Giovannini e Samuele Pellizzari per la Carosello Records (che pubblica il disco, distribuito da Warner Music, disponibile dal 25 gennaio 2008). Il management dell’artista è a cura di Jean Pierre El Kozeh per MediArT Promotion.



Niccolò Agliardi
commenta i brani del suo album
“Da casa a casa”




DA CASA A CASA

“…Che le parole, quando hanno fretta, sono mignotte.
Vanno a schiantarsi senza ragione sulla dolcezza di chi non le usa.
In questo pezzo di strada al contrario. Ti chiedo scusa.
Da casa a casa”


L’automatismo di un percorso abituale da un punto all’altro della mia città. La circonvallazione milanese fa da sfondo a un flusso di pensieri che incontra, all’improvviso, un’inaspettata consapevolezza: l’impeto di certe parole andrebbe, talvolta, governato. La possibilità che queste vengano recepite non per il loro significato primo ma per la fretta con cui vengono pronunciate, aumenta il rischio di non essere compresi. Soprattutto da coloro che fanno delle stesse parole un uso più timido ed essenziale.
Due punti conosciuti quindi: quello di partenza e quello di arrivo. Due case, due spazzolini, due intimità e, in mezzo, un tragitto che resta uguale geograficamente ma che assume nuove sembianze emotive nella ricerca di un perdono necessario per poter fare lo stesso percorso, anche a ritroso, molte altre volte. Serenamente.



UNA MONETA NEL MARE

“Per te che dici le cose più belle
E che quando le dici nemmeno ti volti.
Come il silenzio che è affare per pochi
E la solitudine è roba di molti.
Per me e per te che si va fino in fondo; e se manca la strada
la si fa camminando…”


Un gesto semplice e scaramantico a difesa di una serie di desideri espressi e quasi tutti realizzabili: quello del lancio di una monetina in mezzo al mare. Non più quindi, o non solo, gli occhi rivolti al cielo in attesa delle stelle cadenti ma la volontà di vedere realizzati i propri obiettivi attraverso il libero arbitrio e una spinta propositiva e ottimistica verso il futuro. Perchè dove manca o si perde una strada, è il solco di un cammino ostinato e caparbio che la può rigenerare.



DANTE

“amore mio, la smetti,
ma che razza di gioco è?
se mi hai portato in cielo,
ma mai nemmeno un fiore...
se avessi scritto di meno, e fatto più spesso l’amore...”

La Divina Commedia osservata da due punti di vista differenti: quello di Dante, come autore concentrato sulla scrittura della sua opera magna, e quello della donna che l’ha ispirata. Più cinico e spietato il secondo. Per nulla affascinata dal talento dell’amato, Beatrice polemizza sul tempo a lei sottratto in favore delle tante ore dedicate dal sommo poeta alla composizione delle sue terzine. E se fosse più utile fare l’amore che raccontarlo? E se l’arrogarsi il diritto di inventare un purgatorio - per non sapere dove collocare gli impenitenti - non valesse un secondo in compagnia della sua bella? E se continuare a parlare di sé non servisse ad altro che allontanare l’oggetto del suo amore? Beatrice è arrabbiata. Dante se ne accorge e ci riflette un pò sù.
Niccolò Fabi suona la chitarra acustica. Andrea Di Cesare il violino.



ASPETTO UNA DOMANDA

“Le vite scombinate, un dritto e due rovesci;
le virgole sbagliate, e tu che non capisci…
che volevo fare calcio e non volevo fare nuoto
Che ci assomigliamo tanto ma se, un giorno sono nato,
è per essere diverso da chiunque, anche da te.
(…) E tra tutte le parole che potevi usare e hai,
ora sai soltanto dirmi “tu non parli mai”. Tu non parli mai…”

Un padre e un figlio non si parlano. Si amano ma non si parlano. Entrambi impegnati a cercare di rendere le proprie vite disadatte, adatte a qualcosa. Prima di tutto a sè stessi e poi, forse, anche all’amore inespresso dell’altro. Un dialogo muto fatto di domande che suonano minacciose e di risposte che faticano a venire fuori come la voce. Al piccolo, allora, non resta che salire su un tetto e guardare la vita che scorre al piano di sotto, osservando il dolore dall’alto che diventa più piccolo. Al grande tocca preparare la cena e correggere, insieme ad altri errori, il risotto venuto male.
Come succede nel film “Anche libero va bene” di Kim Rossi Stuart.



L’AMORE PER CASO

“Ecco l’amore per caso…
che mi ricaccia queste lacrime agli occhi
e non l’avevo deciso.
ecco l’amore per caso…
che nasce in cielo e che si vive per terra con il fiato sospeso,
o con il sangue dal naso…”

Imprevedibile, inatteso, sorprendente. Casuale, sconclusionato, detonante.
Parte da lontano e chiede di essere vissuto in terra per quello che è. Spazza via tutto. Stordisce, confonde e poi sistema le cose. Perchè “ha poco da nascondere e pochissimo da perdere”. È l’amore che viene a trovarti per caso.
Pochi giorni prima di scrivere questa canzone ho conosciuto una ragazza che, ancora prima di dirmi il suo nome, mi disse che avevo la faccia di uno che potrebbe essere felice.
“Potrebbe” ho ripetuto io.
“Potrebbe” ha confermato lei.



ALLEGRIA SORVEGLIATA

“Ma in questa parte di mondo
Dove si muore e non si sa perché…
E per le stesse ragioni si vive
lasciando tutto com’è…
Come cristalli di sabbia che scotta
da tanta luna che c’è…”

L’Africa: i suoi colori, la sua gente, le sue incongruenze e i suoi opposti, i fiori, gli animali, le stelle e quel dritto al mento che ti arriva appena scendi dall’aereo. Amo profondamente l’allegria sorvegliata e le bellezze vertiginose di quel paese, così come le ama Simone Patrizi che per due volte ha viaggiato con me. Con lui ho scritto questa canzone. La sua voce riempie di colore e calore strofe e ritornelli. La sua amicizia mi riempie la vita.



SECONDO TE?

“(…) siamo fatti di veli,
di bugie stagionali e di destini più puntuali di noi.
Restava ancora da dire;
qualcos’altro da dire.
Certe frasi non si azzeccano mai.
Quelle giuste non vengono mai”

La prima fine dell’album. Scritta su un Eurostar tra Roma e Milano La più scontata delle domande retoriche. Quando la risposta che conta non è quella della persona a cui è rivolta la domanda ma la propria. Alla fine resta sempre qualcosa da dire. Qualcosa che avremmo voluto pronunciare ma né la fantasia né la prontezza di riflessi ci sono venute in aiuto. E allora, vada per una canzone. I soliti tre minuti e mezzo di un’imposizione senza grosse possibilità di replica. Una fine meriterebbe una definizione; ma una storia che non ne ha avute molte durante il suo corso, non può pretenderne una nel finale. Così anche l’identità viene compromessa. “Non sono come mi vuoi, né come mi volevo. Chiedimi scusa, semmai, se sono ancora vivo”.





CONTINUAMENTE

“Sarai un mattino che mi sveglio e che mi sento il mio alleato.
Perchè l’amore che potevo, e che è possibile,
l’ho dato.
Ora ti ho dentro, in un miracolo prestato al cuore.
Posso chiamarti quando voglio e poi lasciarti andare”

Un altro capolinea. Ma questa volta, finalmente, più sereno e consapevole.
Quando il tempo vince l’Oscar per la migliore sceneggiatura e il grande amore trova riparo nella memoria. Un pensiero ostinato e costante rivolto a chi si è preso tutto di me, lasciandomi tramortito quando ha preso la via dell’uscita, ma fiero e orgoglioso - una volta metabolizzata l’immagine di quella porta chiusa - di aver vissuto tanti mesi del suo amore. Che oggi è per sempre; ma ha un’altra luce. E un figlio che si chiama come me.



LA PANCHINA

“Siediti lì. Non conta cosa meriti.
Dimentica.
Che la fatica ha un prezzo
e che qualcuno, poi, la vendica.
Qui può non passare anima viva
e poi squillare una cabina…
Allora tanto vale accontentarsi
e resistere in panchina…”

Può darsi che il “treno storico” non passi mai. Quello che è certo è che, per evitare di perderlo, nel caso passasse, bisognerebbe presentarsi alla stazione per tempo.
Armarsi di un buon libro, di infinita pazienza, e di tutte le alternative possibili per vincere la frustrazione dell’attesa. Scardinare tutti i nostri meccanismi di autocommiserazione e vittimismo e accettare un posto in panchina.
Poi aspettare. Aspettare ancora. Poi se quel treno, che in lontananza si intravede, decide di fermarsi, allora salutare tutti e salirci sopra. E se, nel frattempo, dal cielo si è visto cadere di tutto: prima la pioggia, poi la neve, poi il polline della primavera, e poi ancora la grandine, significa che si è diventati un pò più grandi. Col preciso dovere di prendersi cura di se stessi e di fare tesoro degli anni passati in panchina.



IL SENSO.2

“peggio mi sento e peggio è per me.
qui si ipotizza e si crede.
peggio mi sento e peggio è per me.
ma, intanto, la vita succede…
intanto è la vita che accade
intanto la vita succede”

Cercare di mantenere il controllo su tutto è il modo migliore per perderlo. Cercare di dare un senso a tutto è il modo migliore per perdersi.
Ci sono emozioni alle quali non è necessario dare una spiegazione. Eventi, apparentemente senza senso, che cambiano il senso della vita. Troppo spesso mi aggroviglio nel tentativo di ipotizzare, prima ancora del futuro, il mio stesso presente; ma intanto la vita succede, intanto la mia vita accade. Ed io rimango indietro. Lì, a tentare di scrivere canzoni che parlino del senso e che abbiano un senso.
Prima di questa canzone ne avevo già scritta una ma non mi piaceva. Il titolo era lo stesso. Così, a questa, ho deciso di darle una possibilità in più. L’up-grade (si dice in gergo) .2.



NON CI ASPETTIAMO PIÙ

“Abbiamo fatto passi giganti
per gambe troppo corte.
E siamo stati quasi dovunque,
ma senza andare oltre”

Credo che uno dei più generosi gesti d’amore sia quello di imparare a rispettare il tempo e le abitudini di chi si ama. Anche quando sono profondamente differenti dalle nostre. Aspettare può essere una libera scelta personale o una scelta imposta da qualcun altro. Ma se durante l’innamoramento vanno bene tutte e due le soluzioni, quando il meccanismo si inceppa, l’attesa può risultare talmente insopportabile da diventare il motivo principale dell’allontanamento. Non aver più voglia di aspettarsi è il primo segnale di resa e non avvisare più che non si rientra a casa per cena è la sottoscrizione definitiva che qualcosa si è spezzato. E allora parte la rincorsa alle rivendicazioni e la distribuzione delle colpe. Mi sono sforzato di non cascare in quest’ultimo errore, bensì di recuperare il dolore che resta, impacchettarlo e poi soffiarci su per sentire meno male. E’ nata così questa canzone.



ZAZÀ

“Dovrei…
Dire alle persone che amo, che le amo.
Credere a un satellite oppure a uno sciamano.
Prendere le medicine in modo regolare.
Prendere coraggio e le bollette da pagare.
Scegliere a chi dare le chiavi di riserva.
Rallentare in tempo prima di una curva”

Lupin è morto. Per i fatti suoi. L’ispettore Zenigata (Zazà) si dispera. Un po’ per la perdita di un grande nemico, e un po’ perché non sa più come impiegare le sue giornate. Si sforza di apparire freddo e imperturbabile al funerale di Lupin ma l’emozione lo tradisce e lo sgomento è forte. Decide quindi di scrivere una lettera a Margot in cui mettere a nudo le sue fragilità e le sue paure. Sarà la stessa Margot, attraverso la potente voce di Aida Cooper, a presentare la canzone a chi l’ascolta e le eventuali soluzioni perché Zazà possa riprendere possesso del suo futuro e della sua vita nonostante il vuoto gigante che sente dentro.


http://www.niccoloagliardi.it/ - http://myspace.com/niccoloagliardi
Inserita il 24 - 07 - 08
Fonte: Massimo Agliardi

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