Un grande ritorno per i Primal Fear di Matt Sinner e Ralph Scheepers; il nuovo “16.6 Before The Devil Knows You're Dead”, arriva a due anni da “New Religion” e in parte ne segue la stessa direzione, con un ritorno più marcato al passato (soprattutto in brani speed/metal) e una ventata di grosse novità stilistiche.
Nulla da dire sulla prestazione della band, ormai una vera macchina da guerra, con al suo interno una coppia di assi quali Randy Black (batteria) e il nuovo arrivato Magnus Karlsson (chitarra,) due anime semplicemente fantastiche, che donano una marcia in più alla band teutonica; lo start, dopo il consueto intro, è affidato alla speed “Riding The Eagle”, un vero cavallo da battaglia in pieno stile Primal Fear, veloce dinamica e con un coro che si ficcherà in testa, fin dalle prime note. La furia non si placa con la bellissima “Six Times Dead (16.6)”, un mid tempo monolitico e pachidermico sulla falsa riga del miglior Udo e con un Ralph strepitoso dietro il microfono; ancora grandi cori e un pezzo che farà la gioia di tutti i fans della band con “Black Rain”, dalle movenze alla “Seven Seals” e “New Religion.
Una partenza semplicemente perfetta e sotto con la parte centrale dell'album con le varie “Under The Radar” (Primal Fear la 100%) l'epica “5.0/Torn” (un po' prolissa a dire il vero) e ancora “Soar” (moderna e dal coro melodico) “Killbound” (ancora una volta alla Udo) e la bellissima “No Smoke Without Fire”; un susseguirsi di bellissimi pezzi sempre incentrati tra melodia e potenza, con una band ormai ad un livello sublime di arrangiamenti e coralità, frutto di una attenta selezione di suoni in studio scrupolosamente ricercati. Sembra di tornare ai tempi di “Silver E Gold” con “Night After Night” e ancora, quanti di voi si ricordano la datata “Running In The Dust”? La nuova sorella potrebbe essere “Smith e Wesson”, graziata da un solo di Karlsson da manuale.
Finale in grande spolvero con “The Exorcist”, un brano in pieno stile Judas Priest, seguito dal brano più atipico mai composto dalla band; sto parlando di “Hands Of Time”, un lento che definire “country” è poco. Una ballad cantata a turno da tutta la band, dove ne esce un'anima davvero dal sapore americano e in linea con il miglior John Mellncamp o Kenny Chesney. Uno shock per molti ma una sorpresa incredibile per altri; di sicuro un trampolino che potrebbe portare i Primal Fear, davvero lontano, anche al di là dei confini del metal.
Chiudono un paio di bonus track “Cry Havoc” e “Scream” che, pure essendo ben eseguite e di gran gusto, non aggiungono nient'altro a questo stupendo nuovo capitolo in casa Primal Fear chiamato “16.6”. Un grandissimo ritorno!
MOMENTO D'ESTASI: una tripletta davvero da ascoltare è “Riding The Eagle” “No Smoke Without Fire” e la ballad country “Hands Of Time”.
COLPO DI SONNO: qualche pezzo un po' superfluo ma nel complesso ci siamo alla grande!
Inserita il 07 - 05 - 09
Massimo Agliardi
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