Ogni nuova uscita discografica dei Queensryche, rappresenta un momento di grande musica, un momento da fermare nel tempo, un momento per molti, sacro e inviolabile; proprio i cosiddetti “puristi”, non hanno mai digerito la svolta troppo “moderna”, che la band di Seattle ha fatto all’indomani del bellissimo “Promised Land” (datato 1994) e senza troppe remore, non hanno mai accettato tutte le fatiche discografiche successive a quel fatidico “canto del cigno”, potremmo dire.
I Queensryche sono molto di più però e album come “Q2K” o la seconda parte di “Operation Mindcrime”, seppur non siano album da strapparsi i capelli, rappresentano un evoluzione davvero superba che la band ha sempre portato avanti, da più di vent’anni; questa volta qualcosa però si è mosso ancora di più in casa di Geoff Tate e soci e il nuovo “American Soldier”, credo riuscirà finalmente a far ricredere alcuni “puristi” e catturerà, ancora di più, i consolidati fans della band.
“American Soldier” è un album che rimanda tantissimo al già citato “Promised Land”, con inserti pur sempre più al passo coi tempi, che potrebbero venire da “Q2K” e un fare davvero “antico”, proveniente addirittura da “Rage For Order” e “Empire”. Insomma i Queensryche sanno inventarsi in ogni loro album e ancora una volta lo fanno in grandissimo stile; un concepì album dedicato ai soldati americani, ai loro racconti, alle loro esperienze, alla guerra che hanno vissuto che sia in Iarq, in Vietnam non importa, quello che importa è quello che sono diventati e come sono stati segnati al loro ritorno.
“Sliver”, (bellissima e marziale) “Unafraid” e ancora “Hundred Mile Stare”, raccontano di questo e lo raccontano con tutta la poesia e il pathos che solo i Queensryche sanno donare ad ogni loro pezzo e se tra le note di “At 30.000 Ft”, vi sembra di essere tornati alle atmosfere di “Promised Land” non vi sbagliate, perchè il sound che traspare è proprio quello. I Quensryche sono tornati più in forma che mai e via ancora con “A Dead Man’S Words” (un mix di “Rage For Order” e “Q2K”, di incredibile bellezza) scandita dalla batteria di Scott Rockenfield e il basso di Ed Jackson,, in maniera cosi’ potente e magnetica che non potrà non venirvi voglia di gioire e ricredervi, se per un attimo pensavate di aver perso la vostra band del cuore. Tutte le parti di chitarra sono state affidate al solo Michael Wilton mentre a Kelly Gray (che non fa più parte ufficialmente della band ma che comparirà solo in sede live, a quanto pare..) è riservata solo la parte di ospite in qualche linea di solo e qualche passaggio o fraseggio ma fondamentale, in fase di produzione insieme a Jason Slater.
“The Killer” si candida come uno dei brani più belli di tutto l’album, con un fare tanto semplice quanto intricato e con una parte centrale, che non può non ricordare episodi sparsi di “Rage For Order”, “Empire” e “Promised Land”; “Middle Of Hell” invece, seppur supportata da una parte di trombe e fiati davvero notevole, si perde un po’ nel ripetitivo (ma in sede live sarà di sicuro effetto, se supportata da un Geoff Tate attore come noi conosciamo..).
Singolo perfetto per la “new generation” “If I Were King” (a dirla tutta poco convincente ma d’effetto e facile da ricordare) mentre, un Geoff Tate su tonalità incantevoli e supportato da un sound a metà tra “Rage For Order” e “Promised Land”, esplode in “Man Down”, un brano pesante e carico di feeling come un macigno, dal testo semplicemente toccante e dannatamente attuale; splendida. Struggenti le due ballads poste verso la fine del cd ovvero “Remember Me” (più moderna e in linea con il sound di “Q2k”) mentre “Home Again” è un dolcissimo lento farcito di soli ispirati e emozionanti di Wilton e un Tate che canta con il cuore in mano, come un papà che canta una buonanotte al proprio figlio, dicendogli che non lo abbandonerà mai più; assoluta bellezza e assoluta classe, con un tocco di anni ’70 alla Genesis, Pink Floyd di grandissimo spessore. Uno dei must di questo “American Soldier”.
Chiusura in pompa magna con “The Voice”, tra cori epici e solenni e un Geoff Tate che vola alto e sigilla un brano dal sapore alla “Promised Land” e perfetto per decretare “American Soldier” come un “GRANDE” ritorno per i Queensryche.
L’appuntamento ora è per il prossimo 27 giuguo, quando la band suonerà al prossimo Gods Of Metal: noi ci saremo e voi?
MOMENTO D’ESTASI: il nuovo volto dei Queensryche targati 2009 porta il nome di “At 30.000 Ft” “The Killer” e “Home Again”
COLPO DI SONNO: nessuno: infinita classe e stima per una band che “personalmente” non ha mai trdito.
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Inserita il 08 - 04 - 09
Massimo Agliardi
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