Dopo il fortunato “Unia”, e il relativo tour quasi ovunque sold out in Europa e mezzo mondo, l'attesa per il nuovo album della band di Tony Kakko e company, era davvero elevata; una mezza delusione, mi spiace dirlo, soprattutto perchè l'inizio fa davvero ben sperare ma andiamo con ordine, e non bruciamo le tappe. Il nuovo “The Days Of Grays” si apre con un brano strumentale (davvero troppo lungo) ovvero la prolissa “Everything Fades To Gray”, un introduzione per solo piano e tastiere, che lascia un po' il tempo che trova ma subito, con la seguente “Deathaura”, il profumo del grande pezzo, aleggia nell'aria; i Sonata ci piazzano in apertura, una suite di quasi otto minuti, con parti epiche, accelerazioni power/speed e inserti di voce femminile, a donare al brano, un che di magico e fatato, il tutto supportato da una produzione e una band, semplicemente perfetta. Un inizio davvero coi fiocchi e di diritto, uno dei brani di punta di questo nuovo album; stessa storia per la veloce e ultra-melodica “The Last Amazing Grays”, ovvero la risposta a brani come “Victoria's Secret” o “The Cage”. Il brano in questione non sprizza originalità da tutti i pori e anzi, la “puzza” di già sentito è davvero forte ma non si può non notare, come le melodie siano davvero belle ed efficaci, capaci di far esaltare al primo ascolto. Un pezzo classico per i Sonata Arctica. Semplicemente stupenda la seguente “Flag In The Ground”, un brano da singolo perfetto con un finale sincopato ed epico davvero di grande intensità; fin qui tutto bene direte voi ma è proprio dal brano dopo, che la magia respirata fin qui svanisce, in favore di un accozzaglia di brani senza spunti e senza mordente. Per carità, episodi come “Breathing”, “The Dead Skin” o “Juliet”, son pezzi suonati bene e che dimostrano una preparazione tecnica, davvero superba ma cari Sonata Arctica, tutto questo non basta più; non bastano cambi di tempo e esperimenti moderni, per decretare il successo di un album, ci vuole cuore, passione e melodia, dosata al punto giusto. Tutto questo svanisce dopo poche canzoni e non basta neanche la discreta “No Dream Can Heal A Broken Heart”, a far resuscitare un album, che sprofonda nella noia. Mi spiace davvero ragazzi ma questa volta non ci siamo; forse il primo passo falso per i Sonata Arctica ma confido nei loro prossimo live show a novembre, dove toccheranno per un'unica data Milano. A presto. MOMENTO D'ESTASI: splende di luce propria la bellissima “Deathaura,” il vero manifesto e unico brano davvero vincente di questo “The Days Of Grays” COLPO DI SONNO: dalla traccia cinque in poi un mare di noia...