Tra la musica in rosa degli anni 2000, Lily Allen ha di sicuro trovato il suo posto al sole, grazie a due soli album, il primo dei quali "Alright, still", le ha permesso di raggiungere subito i vertici delle classifiche di madre patria Uk, mentre il secondo, questo "It's not me, it's you", di ottenere significativi risultati anche altrove, persino da noi. E' infatti un paio di mesi che il secondo singolo estratto "Not fair" è battutissimo dalle radio nostrane e si è già portato a ridosso del podio dei brani più scaricati legalmente (secondo Fimi/Nielsen); Brano intelligente questo "Not fair", capace di concretizzare l'attenzione mossa già col primo singolo "The fear", forse per quel sapore country nel sound, con ampie mestolate di pop a rinforzare, giusto per non cadere nella musica di settore, ben rappresentato da un video originale nella sua antichità, grazie al quale la tv anni 70 risorge tra noi. Intelligente brano ed intelligente Lily a cavalcare in abbigliamenti, fattezze e scenografie, l'onda vintage mossa dagli Abba, ma non abbastanza da indirizzare tutto l'album verso quella direzione. Di positivo c'è che "It's not me , it's you" è un insieme di canzoni orecchiabili e godibilmente danzerecce, tese ( a detta della stessa artista ) a movimentare il repertorio da proporre nei live , altrimenti troppo statici, e nella media musicale femminile, persino originali. Oltre ai singoli, per la serie "buona la prima", la partenza di "Everyone's at it" è quanto di meglio Lily abbia mai prodotto finora, ed anche "Fuck you", nonostante un titolo abbastanza esplicito, si rivela un pezzo di grande potenziale teatrale. Per controparte, l'inciso di "Who'd have knows" è identico a "Shine" una delle ultime hits dei rinati Take That, tanto che l'artista ha dovuto annoverare tra gli autori i 4 dell'Ave Maria.
Brani originali musicalmente ma aimè anche un filo monocordi dal punto di vista vocale. Tutte le 12 canzoni infatti partono da una stessa tonalità, e ci girano intorno senza variazioni degne di nota se non quelle di un mezzo tono su, mezzo tono giù. Di tanto in tanto fa capolino un fragile falsetto, appena accennato, giusto per non dare il tempo all'ascoltatore di gioire della vibrazione della corda vocale. Ora, non è che tutte debbano per forza tramortire i microfoni, con urli e virtuosismi, però...
Quasi sufficiente
Inserita il 01 - 07 - 09
Fabio Fiume
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