Corey Harris è insieme a Keb’ Mo e Alvin Youngblood Hart uno dei più interessanti bluesmen della nuova generazione.
"Daily Bread", letteralmente pane quotidiano, è il suo ultimo album, e, ancorché uscito l’anno scorso, è un disco che va assolutamente ripescato dagli scaffali perchè costituisce uno dei migliori esempi di come sia possibile rinnovare una delle musiche più vecchie del mondo, il blues appunto, attraverso la contaminazione e le miscele, innestando cioè sulle solide radici della tradizione i colori e le suggestioni del reggae, i riverberi ambrati dei Carabi, le languide e dolci melodie hawaiane.
La musica di Corey Harris è perciò un cocktail scintillante di influenze diverse in cui tutti gli ingredienti sono perfettamente amalgamati. Ne viene fuori, in questo caso, un disco di squisita fattura, dolce e variegato, un’isola di voci in cui gli strumenti creano intarsi preziosi: si veda il lento incedere di acustica intrecciato agli sgargianti festoni di violino della title track o la base funk incalzante di "I see your face" adagiata su un tappeto di djembe fermandosi infine a contemplare la cascata sonora di "Got to be a better way".
"Daily Bread" è così un viaggio nel blues e ancor più nella black music in genere, una trasferta che non manca di toccare l’Africa nel suo nero più profondo come avviene in "Mami Wata" oppure di carezzare con la sincerità diretta d’una ballata rurale, "The sweetest Fruit", le corde più nascoste dell’anima.
Corey Harris ci riesce a meraviglia a soffiare piano sulle braci segrete e mai sopite dei sentimenti, lui - che è stato recentemente scelto da Martin Scorsese come protagonista del film "The Blues: Feel like going home" in cui compie un viaggio dal Mississipi al Mali per tornare alla sorgente della musica del diavolo – appare come il cantore più sincero e convincente di quel mondo ancestrale e selvaggio che scorre come un fiume sotterraneo fra le pieghe dei brani di questo splendido "Daily Bread".
Il talentuoso autore di Denver, poi trasferitosi a New Orleans, conferma quindi una verve creativa straordinaria candidandosi di diritto ad essere il più originale e promettente bluesman in circolazione anche per gli anni a venire.
Un ultimo consiglio: se apprezzate Ben Harper allora andatevi ad ascoltare "Daily Bread" di Corey Harris perché i punti in comune fra i due artisti non sono affatto pochi.
Inserita il 02 - 09 - 06
Matteo Strukul
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