Ascoltando questo MilanoBabilonia, ti viene semplicemente rabbia, perché un disco cosi te lo devi andare a cercare tra internet e negozi di dischi sparuti, poi accendi la radio o la televisione e senti figli dei pooh e compagnia bella che spopolano con le loro canzonette e le loro svolte cantautorali, ah! povera Italia diceva mia nonna.
Questo terzo lavoro di Folco Orselli è sicuramente diversissimo dai due che lo hanno preceduto, c'è molto più groove. Decisamente un disco elettrico, sospeso tra il funk e il soul.
Si parte con “La fine del mondo” da qui capisci che Orselli si è lasciato alle spalle la febbre da influenza “waits-caposselliana”(ai quali m'inchino) sulla quale in tanti hanno marciato in questi anni.
Folco canta di Milano, di cose che conosce bene, la sua è un'analisi attenta della realtà che lo circonda. Superbo nella title-track , un funk da poliziesco anni '70, quando dice “sguardi della gente vuoti come un'ascensore/il buttafuori che smascella non li vuole fare entrare”.
Personaggi obliqui albergano in questo lavoro: musicisti alcolizzati ed errabondi come Jimmy Corea e marinai metaforici come Jack Tar, cosi erano chiamati i marinai dell'Impero Britannico.
Viene ripescata dal primo disco Il crogiuolo, qui riletta in chiave swing, che contiene un verso assolutamente in linea con l'analisi che Folco fa in questo lavoro, “passa un cingolato armato/passa un uomo incappucciato/basta che non passi a spasso/sui miei sassi del selciato”.
Il disco si chiude con “La cera squaglia” metafora blues del tempo che passa, per dirla con lui “il tempo stringe/tra femmine dipinte/intossicate dalle pinte/che non sanno mai tener/la cera squaglia/dateci da bere/a noi che ci illudiamo/di esser peccatori santi”.
E te lo immagini lì, Folco e i suoi amici, seduti al tavolo di un bar che si raccontano i ricordi.
Straordinaria la prova dei musicisti: La compagnia dei cani scossi, band che lo accompagna ormai da tempo che è formata da: Sergio Cocchi (pianoforte e organi) Pancho Ragonese (elettronica, moog, sirena e clavinet) Giovanni Giorgi (batteria e percussioni) Paolo Legramandi (basso) Valentino Finoli (sax tenore) Pepe Ragonese (tromba) Alessandro Sicardi (chitarre).
Dunque gente accorrete perché si sa, la cera squaglia.
Inserita il 15 - 02 - 07
Michele Scerra
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