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JW Jones – Kissing in 29 Days – Northernblues 2006 Voto del Redattore: 3
JW Jones – Kissing in 29 Days – Northernblues 2006
Il nuovo lavoro di JW Jones sembra un po’ voler raccontare la stessa storia che si trova nei favolosi dischi di quel gran stregone di chitarre che è Anders Osborne. In effetti anche Kissing in 29 days certifica una storia d’amore da parte di un ragazzo bianco perduto nel gorgo della passione per il blues nero con l’unica differenza che JW Jones è canadese e non svedese ed il suo blues è meno New Orleans e più Chicago style.
A parte questa riflessione iniziale, che serve a dare le coordinate sonore del territorio in cui ci muoviamo, quello che colpisce nel nuovo lavoro di questo bluesman venticinquenne di belle speranze è la spigliata verve con cui riesce ad “ammannire” un gustoso piatto profumatamente speziato di tutte le possibili varianti della musica del diavolo usando la chitarra elettrica come una bacchetta da direttore d’orchestra.
Per far tutto questo Jones si appoggia ad una band composita e ricca - che annovera oltre al consueto nucleo formato da basso (Nathan Morris) batteria (Artie Makris) e piano (Geoff Daye) anche un’”armata” di ottoni fra cui primeggiano i sax tenore di Brian James Asselin e David “Fathead” Newman - e poi lascia correre una creatività niente male se è vero che undici dei brani in scaletta sono farina del suo sacco e riescono a mettere in luce una bella varietà di suono.
Ottimo dunque lo swing bruciante di Parasomnia, uno strumentale che serpeggia come una scia d’olio bollente e che sta piuttosto vicino a certe “bombe” di Clarence Gatemouth Brown, quello magari di album come American Music Texas Swing, oppure lo scodinzolare languido di Fly to way con un cantato espressivo e perfettamente dosato oltre a rifiniture pianistiche particolarmente preziose, mentre Way too Late è soul a denominazione d’origine controllata.
Già con un trittico così si può andare lontano ma JW Jones è un generoso e allora non si può tacere l’attacco incalzante della title track, la funambolica cover di Hallelujah I love her soo, di quel demonio di Ray Charles, eseguita in modo sublime e che da sola vale un disco o ancora l’assolo a tutta birra di All my Money, suonato con tutta l’anima possibile e una passione viscerale che poi è il leitmotiv di un album davvero di qualità dalla prima all’ultima nota.
Complimenti quindi a JW Jones & CO. perché dischi di blues così brillanti, freschi, efficaci non se ne sentono spesso e poi c’è un che di sfrontata incoscienza in Kissing in 29 days che rende tutto ancora più accattivante.
Niente male davvero.
Inserita il 06 - 11 - 06
Matteo Strukul
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