Averne di bluesmen come Kent “Omar” Dykes e di album come Bamboozled che è una vera festa per gli aficionados del blues e di tutto quello che gli sta attorno.
Originario di McComb, Mississipi, Omar Dykes si trasferisce nel 1976 a Austin e lì comincia una carriera che non si ferma più posto che sforna qualcosa come quindici album dal 1980 al 2006. Al di là comunque del personale cursus honorum che pur non spiace, e del fatto che alcuni lavori vanno veramente bene - "Hard Times in the Land of Plenty" andrà ben oltre le 500.000 copie vendute - quello che qui conta sottolineare è l’inventiva, la versatilità e la fantasia chitarristica di uno stile che cancella d’un colpo qualsiasi dubbio circa il fatto che Omar sia l’ennesimo clone hendrixiano tutto tecnica e niente cervello.
Ne è un mirabile esempio questo "Bamboozled", sottotitolato "Live in Germany", che sprizza feeling ed energia da ogni poro, in piena linea con la tradizione di rock-blues bianco - leggi SRV e Double Trouble - anche perché di quella stessa tradizione Kent “Omar” Dykes è oggettivamente protagonista viste le sue lunghe e proficue frequentazioni.
Detto ciò la tracklist è un vero diluvio di rock – blues ad alta concentrazione: c’è una sezione ritmica micidiale, John Hahn e Barry Bihm, che trita suoni a tutto andare, una voce grassa e urlante che arroventa l’aria, una Stratocaster bianca, anzi diremo avorio, che ruggisce, miagola, carezza, spettina, geme.
Poi, naturalmente, ci sono le canzoni: dal boogie indiavolato di "Shake for me" agli armonici suggestivi sulle ritmiche tribali di "Magic Man", dal blues classico che più classico non si può, "South Congress Blues", uno strumentale da brividi, al texas rock che puzza di gomma e benzina lontano un miglio in "That’s just my life".
Non mancano nemmeno le cavalcate oltre il limite di velocità: "Hard Times in the Land of Plenty" è tutta da gustare in questo senso e "Monkey Land" non è da meno, anzi.
Questo live è perciò a dir poco godibile ed efficace anche perché l’energia è adeguatamente supportata da una varietà di registri melodici e stilistici di prim’ordine che non mancano tuttavia di rispettare un denominatore comune: rock-blues tirato come non mai.
Regge bene anche alla distanza, "Bamboozled", tanto che gli oltre settanta minuti di elettricità torrenziale e devastante che infiamma le sei corde di Kent “Omar” Dykes, non pesano affatto anzi sono un biglietto da visita d’un certo livello, al punto che l’acquisto del dischetto è altamente consigliato…non preoccupatevi, non ve ne pentirete.
Inserita il 04 - 12 - 06
Matteo Strukul
|