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Recensioni di musica classica
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Angela Hewitt: una finestra sul Bach contemporaneo Voto del Redattore: 4
Angela Hewitt: una finestra sul Bach contemporaneo
Concerto inaugurale di prestigio per la 36ª edizione dell’Associazione Filarmonica Umbra. A salire sul palco di Palazzo Gazzoli di Terni è stata una pianista da anni alla ribalta della scena internazionale, Angela Hewitt, nota al pubblico italiano per la sua residenza per buona parte dell’anno sulle sponde del lago Trasimeno, a Magione, dove ha ideato e dirige il Trasimeno Music Festival.
L’artista canadese, considerata da parte della critica come massima interprete vivente di Bach, si è cimentata con un repertorio interamente dedicato al Kantor di Lipsia, in un concerto in cui ha messo in mostra i frutti di una ricerca filologica intrapresa da anni, che la porta a proporre esecuzioni che si caratterizzano per un’impronta personale assai riconoscibile.
Non è cosa opportuna avventurarsi nella disquisizione tesa a stabilire se Angela Hewitt debba essere considerata o meno la massima interprete bachiana vivente, stante l’inevitabile carattere soggettivo di ogni valutazione che renderebbe relativo qualsiasi giudizio. Di sicuro vi è il fatto che il Bach proposto dalla Hewitt si contraddistingue per originalità di esecuzione e, come detto, per una ricerca filologica che induce, al di là dei gusti individuali, a considerare la pianista di Ottawa un punto di riferimento nell’ambito dell’interpretazione bachiana contemporanea, riconoscimento accordatole del resto a suo tempo anche dalla casa discografica inglese Hyperion, quando, nel 1994, le commissionò l’incisione dell’intero repertorio per tastiera di Bach, tradottosi nella pubblicazione di 14 CD.
Passati i tempi della storica avversione per il repertorio bachiano eseguito al pianoforte - tempi in cui ci si concentrava in maniera assoluta sul rispetto ortodosso dell’espressività originale -, si è oggi concordi nel ritenere non solo possibile ma anzi di evidente interesse, in virtù delle sue potenzialità espressive, l’esecuzione di Bach al pianoforte. Ci si trova insomma di fronte all’epifania, incarnata da una generazione di pianisti nella quale la Hewitt occupa un posto di rilievo, di un'opera di mediazione tra le posizioni di fine XX secolo e quella "Bach Renaissance" che, a inizio ‘800, sancì la piena riscoperta del valore della musica del maestro di Eisenach.
Angela Hewitt non trascende del tutto tale prospettiva - sulla quale si inserì a metà Novecento anche la fondamentale figura di Ferruccio Busoni -, ma si mette al contempo alla ricerca dell’ideale interpretazione settecentesca. Del resto, il pianoforte - come lei dice in "Bach Performance on the Piano”, DVD ad uso didattico pubblicato nel 2008 - restituisce un Bach più intellegibile.
A voler trovare dei limiti nella sua interpretazione, può essere evidenziato il fatto di come la scomposizione delle voci e la ricerca costante di un suono a tutti i costi cristallino, “mozartiano”, fa perdere in parte quell’amalgama timbrica che ha segnato tutto il pianismo bachiano del ‘900 e che vede probabilmente in Rosalyn Tureck e Glenn Gould i maggiori esponenti. La scelta del Fazioli non è in tal senso certamente casuale, trattandosi del pianoforte percussivo per eccellenza e dotato di un attacco netto e definito del suono. Il risultato è una sonorità spesso eccessivamente penetrante e di volume esagerato che non di rado prende il sopravvento sull’espressività, accentuata da una mano destra, a giudizio di chi scrive, sovente troppo presente, sebbene meno evidente in alcuni brani tipo i corali.

Inserita il 17 - 11 - 10
Alessandro Samsa
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