La stagione concertistica dell'Associazione Filarmonica Umbra, giunta alla sua 35ª edizione, ha aperto i battenti con il concerto del pianista Pietro De Maria, tenutosi al teatro Verdi di Terni
Il talentuoso pianista veneziano che sta da tempo facendo parlare di sé si è esibito in un recital interamente dedicato a Chopin che vedeva in programma la Ballata n.1 in sol minore, i Notturni op. 27 n.1 e 2, lo Scherzo op. 31 n.2 e l'intera raccolta dei 24 Preludi op. 28.
Pietro De Maria è uno dei pianisti italiani più affermati del momento ed è considerato tra i maggiori interpreti chopiniani (è l'unico pianista italiano ad aver inciso, per la Decca, l'integrale per pianoforte solo del compositore polacco).
La lettura che ne propone è del tutto personale, frutto di una scomposizione-ricomposizione testuale tendente all'iper-concettualismo che rende addirittura non riconoscibili alcuni brani.
Descrivere il pianismo di De Maria non è pertanto cosa facile, stante l'abissale distanza delle sue esecuzioni da quelle a cui si è abituati del repertorio romantico, e ciò sia da un punto di vista interpretativo - con una visione che verrebbe da definire “cartesiana”, mai completamente abbandonata agli impeti emotivi trascendentali -, che da un punto di vista timbrico, anch'esso con pochi, se non nulli, punti di contatto con il pianismo tradizionale.
Il risultato che ne viene fuori è un'esecuzione che certamente risalta per coerenza e originalità del punto di vista (non si discute del resto la possibilità di innovazione), ma che può a volte lasciare interdetti, sebbene non sia da mettere affatto in discussione il valore tecnico di un artista che a 13 anni vinceva già prestigiosi premi in giro per il mondo e che riceve tutt'oggi notevoli apprezzamenti di critica.
Ciò che va considerato è infatti in ultima analisi l'elemento da sempre oggetto di diatriba nell'ambito pianistico, cioè a dire se e in che misura l'elemento personale debba contrapporsi a quello del compositore, e dove si situi il confine tra l'attinenza alla concezione originale di un'opera e una rilettura sui generis.
L'operazione di De Maria va di conseguenza certamente apprezzata per il corposo lavoro di analisi che ne sta dietro e per l'anelito di proporre un'esecuzione non scontata - è per intendersi ciò a cui si assiste di norma con le interpretazioni di Bach; meno di frequente, oltre un certo limite, con gli autori romantici, per i quali un certo romanticismo interpretativo è giocoforza richiesto, pena il loro snaturamento -, e viene da chiedersi se tale scelta sia semplice frutto di un'inclinazione personale che lo porta a prediligere una timbrica pre-romantica (degne di sottolineatura, a giudizio di chi scrive, sono invece le sue interpretazioni di Scarlatti e Mozart) o essa non apra invece la strada a riflessioni più ampie e pretenziose in merito alla musica contemporanea, dove un certo meccanicismo espressivo post-moderno alla Allevi - senza che l'accostamento suoni ovviamente come benché minimo paragone - la fa oggi da padrone, riuscendo forse a contaminare anche settori del pianismo classico.
Concerto audito al teatro Verdi di Terni il 28 ottobre 2009
Inserita il 30 - 10 - 09
Alessandro Samsa
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