Cade quest'anno il bicentenario della nascita di Fryderyk Chopin, compositore tra i più notevoli che la storia della musica possa annoverare.
In occasione dell'evento, l'associazione Araba Fenice di Terni, che dedica soprattutto la propria attività concertistica proprio allo strumento del pianoforte, ha pensato di organizzare un concerto con un repertorio interamente dedicato al grande musicista polacco vissuto in Francia.
Il concerto, tenutosi nell'intima cornice di palazzo Gazzoli, ha visto l'esibizione del pianista Marco Podestà, artista che sta da tempo facendosi valere in ambito internazionale, vantando esibizioni con prestigiosi organici sinfonici e tenendo concerti in varie parti del mondo.
L'artista toscano di Massa ha mostrato una chiara inclinazione per il pianismo chopiniano (la scelta degli organizzatori non è a caso ricaduta su di lui), e l'esecuzione scaturitane ha dato l'impressione di essere frutto di un profondo lavoro analitico, filologico e di ricerca timbrica che, forte anche di una tecnica di tutto rispetto, ha prodotto come risultato quello di una sorta di scomposizione del testo musicale tesa ad una ricomposizione contrassegnata da un marcato carattere soggettivo.
Tale concezione esecutiva, quella cioè di una rielaborazione concettuale su una base assai personale da parte dell'artista, non è certamente una novità nell'ambito della musica classica di oggi. Tramontata l'era dei grandi interpreti di ispirazione post-romantica - gli Horowitz, i Michelangeli, i Rubinstein, nonché alcuni tuttora in attività - il pianismo classico sembra infatti aver imboccato la strada che porta ad esecuzioni del repertorio romantico e post-romantico contraddistinte da iper-concettualismo e cerebralismo. Il carattere trascendente che aveva contraddistinto l'epoca dell'interpretazione pianistica novecentesca sembra cioè venire poco a poco sostituito da una concezione interpretativa incentrata sull'elemento razionale, dando luogo ad interpretazioni marcatamente soggettive che, pur presentando spunti accattivanti per originalità e acume intellettuale, risultano a volte distaccate, mai del tutto abbandonate a quello slancio emotivo che era stato alla base del loro concepimento.
Tale visione va comunque certamente apprezzata, come detto, per il corposo e minuzioso lavoro di analisi che vi è dietro, ma anche per sensibilità e maturità necessarie a metterlo in atto. Nel caso di Podestà si è del resto di fronte ad un interprete assai versatile che propone un repertorio spaziante da Bach a Prokofiev passando per Piazzolla, affiancando l'attività concertistica con quella non meno rilevante della didattica e della critica musicale.
Il programma prevedeva nella prima parte i tre valzer op. 64, la ballata n. 3 e lo scherzo op. 31 n. 2, nella seconda parte le quattro mazurche op. 33 e le polacche op. 26 n. 1, op. 40 n. 1 e op. 53 n. 1 "eroica".
Inserita il 10 - 02 - 10
Alessandro Samsa
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