Aveva tutti i crismi del ritorno a casa il concerto di Luca Monti a Palazzo Gazzoli nell’ambito della stagione concertistica dell’Associazione Araba Fenice di Terni, con financo quel pizzico di voyerismo nel rivedere il ragazzino che, partito dalla provincia oltre 20 anni fa per costruirsi una vita e un’identità musicale altrove, vi faceva ritorno da adulto, e con una buona carriera già alle spalle, per esibirsi davanti al pubblico della città che lo ha visto nascere e digitare le prime note tra le aule del “Briccialdi”.
In ragione della massiccia affluenza di pubblico, gli organizzatori si sono visti costretti, ad un certo punto, ad affiggere persino il cartello del “tutto esaurito”, cosa accaduta in passato solo in occasione - nientemeno - del concerto di Ivo Pogorelich.
I presenti hanno così reso omaggio a uno degli artisti che, formatisi nella città umbra, hanno poi intrapreso strade e destini che li hanno portati fuori dall’Italia, nella fattispecie di Monti in quel tempio della musica classica squisitamente mitteleuropeo quale è Vienna.
Il programma del concerto prevedeva, nella prima parte, gli 8 episodi della Kreisleriana di Schumann, mentre nella seconda, ad essere eseguita, era l’intera raccolta dei 24 studi op. 28 di Chopin.
La personalità musicale messa in mostra da Luca Monti è connotata da una forte impronta razionale, con gli aspetti positivi e gli elementi a discapito da ciò implicato. Da un lato vi è infatti la naturale predisposizione alla concettualizzazione dell’oggetto testuale nelle sue articolazioni, dall’altro una latente difficoltà a restituire appieno quelle declinazioni espressive che costituiscono l’essenza della musica.
Così, dall’irrequietezza impetuosa caratterizzante la straordinaria opera pianistica della Kreisleriana - emblema di una weltanschauung romantica tra le più sublimi - ne è scaturita un’esecuzione rivolta più, a giudizio di chi scrive, alla resa perfettistica del testo che non alla traduzione del precipitato emotivo e trascendente, in un brano che vanta esecuzioni memorabili nella storia del pianismo.
In parte diverso il discorso per gli studi op. 28, in cui il pur sempre presente carattere razionale si è a tratti disciolto abbandonandosi a un’espressività che ha regalato alcuni momenti di trasporto.
Non è possibile sapere se e quanto la formazione in un ambiente di stampo teutonico quale quello austriaco influisca sul pianismo di Luca Monti. Ogni considerazione rischia infatti di cadere nello stereotipo che vuole la scuola e lo spirito nordico più incline alla concettualizzazione, mentre il carattere ad esempio dell'area latina più orientato alla resa dello slancio trascendente e della sensibilità espressiva, Certo è che il notevole (e lodevole) lavoro di costruzione strutturale dell’esecuzione visto all’opera meriterebbe di essere suffragato da un’apertura incondizionata alla dimensione espressiva, così come da sempre essa rappresenta l’essenza irrinunciabile della musica, pena il rimanere relegato a un livello di incompiutezza che mal si addice al portato tecnico messo in mostra.