Esistono diversi modi per recensire un disco di Battiato, il primo sicuramente è richiamarsi alla storia del cantautore siciliano dicendo: si tratta del ventinovesimo disco, quasi quarant'anni di carriera, ergo qualunque cosa produca è sempre superiore a ciò che oggi si ascolta in giro.
Potrei anche rifarmi a quella “fazione”che dice: basta ormai lo stile è questo, “Il vuoto” è un disco un po' più pacato del precedente “Dieci stratagemmi”, ma insomma la ricetta è la medesima.
L'esperimento che farò per questa recensione invece è un po' diverso, tenterò di parlare di questo disco, senza pensare che l'autore sia Franco Battiato.
Ascoltandolo mi accorgo che in giro non c'è niente che gli assomigli, niente di simile, uno stile personalissimo che sa fondere perfettamente canzone d'autore, musica classica, pop e rock.
Forse i “battiateschi” Bluvertigo in passato avevano proposto un'analoga ricetta, ma il risultato non era cosi gradevole come nel caso de “Il vuoto”.
La title track è un perfetto miscuglio di elettronica e pop che si fa ascoltare con piacere cosi come, scorrendo avanti col lettore arrivo a “The game is over”che è l'altro pezzo “movimentato” di questo disco un funky-pop elettronico che richiama un po' i primi anni '90 . Ma il disco, che dura 33 minuti, è soprattutto un disco di canzoni eleganti che esalta le piccole cose e affronta temi come la noia e “il senso di vuoto/vuoto di senso”, tanto per citare la title track, che in qualche modo circonda la società odierna.
Assolutamente da ricordare “I giorni della monotonia” pezzo sulla fine di un legame, che non è altro che la cruda verità, basti pensare ai versi finali che dicono “sto con me/tra noi due/ho scelto me”.
Le melodie entrano bene in testa, non perché il cantautore voglia compiacere il suo pubblico, ma perché Battiato ci riesce e basta. Dal punto di vista compositivo, melodico è qualitativamente superiore, azzarderei un paragone coi i mitici fab four per la godibilità delle melodie, che da sempre Battiato scrive (concedetemi questa unico richiamo al passato).
Stupendo il ritornello di “Niente è come sembra”ispirata ad una frase del Buddha.
In “Era l'inizio di primavera” ci vedo la qualità della canzone d'autore unita alla musica classica. Con”Tiepido Aprile”,arricchita dagli archi della Royal Philarmonic Orchestra, il disco probabilmente raggiunge il suo apice “pensieri leggeri/si uniscono alle luci ai colori/al silenzio lontano/delle nuvole.”
Per questo lavoro oltre agli FSC, band che ha già partecipato alla stesura di “Dieci stratagemmi”, ci sono anche le MAB punk band italo-britannica, oltre all'ormai storico amico-collaboratore Manlio Sgalambro che come al solito ha curato i testi del disco.
Inserita il 16 - 03 - 07
Michele Scerra
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