Esiste solo un sistema che permette di descrivere lo scorrere delle molecole nello spazio in modo non uniforme; la notazione musicale, la quale con i suoi stratagemmi strutturali permette all’uomo di codificare il tempo secondo un ordine di eventi. C’è stato poi chi è andato alla ricerca della costituzione interna di quella forma grafica, giungendo alla conclusione che se tutto ha una sua forma, esso deve avere anche una sua materia e che essa sia in grado di viaggiare nello spazio temporale fino a costituirne l’essenza stessa di quel preciso punto di congiunzione astrale: quest’uomo si chiamava Karlheinz Stockhausen.
Per quanti hanno vissuto sulla luna negli ultimi 50 anni questo compositore tedesco ha dato vita a quella corrente che, attraverso le più svariate rappresentazioni, si è trasformata nella “musica elettronica”.
Stockhausen, l’uomo che diceva che la sua musica fosse ispirata dalla vita degli astri, ci ha lasciato il 5 dicembre dello scorso anno, coltivando con arguzia e ingegno le nuove istanze espressive e comunicative dei tempi, con un distacco netto da qualsiasi morfologia stilistica e dallo strutturalismo, mescolando come un moderno alchimista, suono, poesia, mezzo e parola.
Certo la sua visione non è stata certo una realtà di facile comprensione, poiché lui iniziava a percorrere un cammino che era ed è sempre stato riservato agli accademici, ma quello che lo ha sempre diversificato dai suoi colleghi è stato l’approccio curioso ad ogni stile. Molte cose della musica moderna devono nascono dagli insegnamenti di Stockhausen, perché è stato lui che ha rotto uno schema preciso che divideva la musica colta da quella popolare, con il risultato di inserire la ricerca sperimentale sui suoni con il rock contemporaneo: ne è un esempio Brian Eno padre della ambient music, ma anche le sperimentazioni compiute dai Beatles, Frank Zappa, e tanti altri.
Inoltre la sua ricerca è stata si fisica e volta ad entrare nell’anima atomica dei sogni, ma è stata anche mistica, perché in quella esplorazione c’è la ricerca spirituale del contatto diretto tra lo spirito e la materia, tra l’uomo e l’origine della vita. Basti pensare al ciclo di lavori sui giorni della settimana, dal titolo Licht (luce), durata più di dieci anni, oppure all’ultimo e incompiuto obiettivo il ciclo operistico Klang (suono) dedicato alle ore del giorno: in queste opere c’è il più alto traguardo raggiunto dal maestro; un connubio si sensazioni sonore che pervadono il corpo umano completamente, riuscendo a far viaggiare la mente in mezzo ai suoni.
Un accenno è d’obbligo farlo sul contributo che il suo insegnamento ha avuto su uno dei compositori più grandi del panorama nazionale; Franco Battiato, il quale fu chiamato dallo stesso maestro in Germania a eseguire un’opera per mimo e orchestra dal titolo Inori e dal quale ricevette i primi lineamenti di teoria musicale, che gli sono ben serviti per realizzare tutto il suo meraviglioso repertorio.
L’uomo venuto da Syrio ci piace ricordaro tra le stelle a scrivere la sua sinfonia più grande, dirigendo l’orchestra più grande dell’universo, quella dei pianeti: per i giovani amanti di musica elettronica e sperimentale contemporanea, del tipo Aphex Twin, il mio consiglio è di andare farsi un bel regalo di natale acquistando un cd di musica del maestro scomparso, magari dal suo sito è possibile trovare qualsiasi cosa; troveranno molte cose interessanti e moderne che erano già state pensate molti anni prima dell’avvento dei software moderni, ma la cosa più affascinante è che quello che sentirete è stato totalmente scritto, composto, elaborato e realizzato in studio dal compositore senza campioni predestinati, perché la grandiosità di Stockhausen è stata la capacità di costruire il suono, smembrandolo dalle sue onde e ricostruirlo in una nuova forma.
FAUSTO BISANTIS
Inserita il 03 - 12 - 08
Fausto Bisantis
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