Quando si assiste a un concerto di Paolo Fresu e Uri Caine*, non rimane che prendere atto di come l'unione artistica tra il grande pianista di Filadelfia e l'altrettanto grande trombettista sardo di Barchiddi debba a pieno titolo essere considerata una delle nascite più felici degli ultimi anni nell'ambito della musica jazz. A dire il vero non sarebbe facile, almeno in teoria, immaginare che l'unione tra due artisti assai distanti per cultura e modo di concepire la musica possa riuscire in modo così limpido. Ma il risultato permette di accantonare ogni riserva, e assistendo a un loro concerto si ha l'impressione di assistere a una sorta di amplesso, che, come ogni amplesso, è costituito di inviti reciproci, gesti delicati, connubi emotivi, abbandoni sensoriali.
Entrambi - certamente - sono costretti a sacrificare un po' della propria identità musicale per andare incontro all'altro (e a farlo è soprattutto Caine, che rinuncia alle sonorità più aspre che nella sua pluriennale ricerca ha sovente fatto proprie; quelle, per intenderci, della produzione con i Bedrock 3 o delle sperimentazioni con la musica elettronica). Ma si ha comunque la sensazione che l'incontro avvenga effettivamente a metà strada, metaforicamente rappresentabile da un volersi tendere reciprocamente la mano da una sponda all'altra. Da un lato l'impronta cristallina e classicheggiante di Caine - uno degli sperimentatori più degni di nota della post-modernità musicale, mente incondizionatamente aperta e prolifica -, dall'altro il sentimentalismo latino e minimalista di Fresu unito ad un tecnicismo assoluto, che si fondono per dar vita a una creazione unica e quantomai piacevole. Pur alternandosi tra il pianoforte e il suo inseparabile Fender Rhodes, Caine utilizza infatti quest'ultimo sempre con tocco leggero, in modo da ben combinarsi con il melodismo ultraispirato di Fresu, dando vita a un connubio da antologia.
Anche il repertorio finisce per risultare una sorta di lode alla musica. Si passa infatti da alcuni standard famosi – ovviamente dall'esecuzione mai scontata - a brani di Monteverdi, a soli funkeggianti, senza però che la distanza tra epoche musicali si noti eccessivamente. Anzi, si ha sovente la sensazione che i brani rappresentino più che altro una sorta di pretesto, un filo conduttore proposto a mo' di citazione, sul quale i due realizzano virtuosismi espressivi dal potere incantatore. In tal modo, le interminabili note di Fresu eseguite alla tromba e al flicorno soprano in si bemolle per mezzo della tecnica del fiato continuo - sulle quali Caine compie degli ampi giri improvvisativi - rappresentano dei veri e propri capolavori di un understatement espressivo avvincente e convincente.
Dunque una fusione pressoché perfetta, dalla quale traluce la volontà artistica di collocarsi su un terreno di scandaglio, di ricerca di una direzione musicale, in un ambito jazzistico da anni in cerca di una propria identità e costretto a vagliare a 360° nuove possibilità di espressione e contaminazione.
Il risultato, come detto, è un incontro all'insegna del gusto, che suona come una proposta discreta di nuove percorribili traiettorie musicali.
* concerto proposto nell'ambito del "Villalago Makes Music Festival 2008", che si sta affermando di anno in anno come uno dei punti di riferimento della musica pop e jazz in Italia, nello scenario naturale del parco della villa di Villalago, nei pressi del lago di Piediluco (Terni).
(Foto di Alberto Mirimao)
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Inserita il 12 - 08 - 08
Alessandro Samsa
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