Ascoltando "Bionic" il nuovo album che riporta sulle scene Christina Aguilera, sono moltissimi i pensieri che passano per la mente; pensieri che si scontrano tra loro, che passano attraverso stroncature inappellabili, inerpicandosi successivamente verso alture quasi estasianti. Si, perchè "Bionic" avrebbe potuto esser per Christina il disco della vita, quello che nè suggellasse la grandezza di stella della musica di prima grandezza, oltre che quella del divismo, dove invece quasi da subito si è impegnata per entrare con successo... ed invece così non è. E la cosa non lascia indifferrenti. Già, perchè l'Aguilera ha dalla sua una voce davvero potente, che non la tradisce nei live, come per molte sue colleghe; inoltre è un'artista che non fa corse contro il tempo per presenziare sempre e ovunque ed a dimostrarlo il fatto che, "Bionic" è solo il quarto album in una carriera che ha già da qualche anno superato le dieci candeline. Quattro album in oltre dieci anni, tutti diversi tra loro, dall'easy pop dell'esordio, al black/dark di "Stripped", per poi approdare alla musica degli anni '40 e '50 di "Back to basics" ed adesso all'elettronica. Tutte note positive a cui si contrappongono però evidenti segni di sconfitta già dai risultati dei suddetti dischi, tutti buoni sicuramente, ma sempre secondi a qualche altra collega. In principio fu Britney Spears, meritevole d'esser arrivata prima ( anche nel farsi la quinta di reggiseno ), poi per il secondo e variegato album c'era una Pink in stato di grazia, e Beyoncè che lasciava ben poco spazio ad altre dive black. Sul retrò lo scontro divenne impari ben presto contro Amy Winehouse ed anche adesso "Bionic" è inesorabilmente schiacciato da Lady Gaga, indiscussa regina elettro/dance dell'ultimo anno e mezzo. Non basta a Christina il folle appeal di un brano come "Not myself tonight" che non ci dispiace a dire il vero, e di cui colpisce moltissimo la chiusura a colpi sincopati di percussioni; non basta soprattutto se poi si cade nell'imitazione della collega per un video volgarmente inutile. Non basta una bellissima ballata dall'impeccabile melodia che merita più ascolti come "Lift me up", nè "All i need" che l'accomuna a scelte vicine a gente come Alicia Keys, oppure indovinati motivi come "Elastic love" e "Glam" dove la star rinuncia persino alla sua fantomatica voce in prima fila, per lasciar spazio ad un ricercato arrangiamento elettronico, anzi verrebbe da dir bionico. Non basta se poi la track list si completa di brani inutili quali "Woohoo", solito pezzo black, dove Christina è donnaccia/merce del "pappone" di turno, presumibilmente di colore, tutto catene ed anelli o "Primadonna", brano che rifiuterebbe persino l'ultima delle drag queen. "Bionic" resta quindi solo un altro passaggio verso quell'opera perfetta che forse ci si aspetta dalla Aguilera, un pianerottolo buio dove è approdata salendo e scendendo le scale delle sue note perfette.