Depeche mode : I suoni "sporchi" dell'universo
Dave Gahan & soci tornano in pista dopo 3 anni con un nuovo album "Sound of the universe", che prosegue la loro continua lotta alla ricerca del modo più probabile per rendere rock il loro pop elettronico. E forse questo disco compie un ulteriore passo significativo in quel senso, grazie a brani non propriamente lineari come tradizione "pop" vorrebbe, ma complessi, da seguire con attenzione, che a volte sembran quasi implodere, ripiegare su se stessi, salvo poi venire fuori con qualche soluzione originale. Sicuramente ne è valido esempio il primo singolo "Wrong", brano cupo ed interessante, che ti lascia in attesa lungo la sua totale durata, aspettando che arrivi iun ritornello che in realtà non c'è...salvo poi accorgerti che non ce ne era affatto bisogno, o come nella ruvida "Come back", struggente e rassegnata attesa di un ritorno sospeso tra odio e amore. Dave firma anche diversi brani, forse risultato di un equilibrio raggiunto col suo compagno Martin Gore da sempre autore delle loro proposte; tra queste "Hole to feed" appare decisamente strong e soltanto quell'effetto spaziale che ritorna a più riprese ci ricorda che stiamo ascoltando un disco dei Depeche mode, di cui ad esempio "In sympathy" è degna rappresentate della gloriosa storia. La voce di Gahan migliora ed esplora in maniera più convinta percorsi non sempre intrapresi in precedenza, lasciando talvolta le note più gravi di cui solito deliziarci ( come farà?...Che invidia!) e laddove proprio non riesce, interviene il solito Gore a regalare una soluzione interpretativa di diverso registro, variegando. Un disco infine che ha il pregio di apparire non dovuto, non costretto da tempi discografici abbastanza pretenziosi e senza rispetto per l'arte, ma fatto col piacere di proporre qualcosa di nuovo e questo qualcosa ha il pregio di non stancare, e di lasciarsi ascoltare dalla prima all'ultima traccia, alla ricerca di quella che diverrà la propria preferita.
Più che buono
Inserita il 04 - 06 - 09
Fabio Fiume
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