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Recensioni di musica pop
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Duffy - Endlessly - 2010 -Polydor Voto del Redattore: 5
Duffy - Endlessly - 2010 -Polydor
Dopo oltre sei milioni di copie venduti nel mondo con l'album d'esordio "Rockferry", a cavallo tra il 2008 ed il 2009, la cantautrice gallese Duffy è pronta a bissare l'evento con la nuova produzione, intitolata  "Endlessly" e per la quale ha coinvolto nella stesura dei brani un signore della musica, di quasi 70 anni, ovvero Albert Hammond, autore tra le altre cose della storica "One moment in time" per Whitney Houston. Il risultato però stenta ad arrivare, dato che "Endlessly" è stato accolto piuttosto tiepidamente e la cosa, ascoltato il disco, va detto che non dipende certo da esso; già, perché "Endlessly" è un piccolo spaccato di musica d'altri tempi, fatto benissimo, che rende perfettamente l'idea della musica pop d'oltreoceano degli anni 50 e 60 a cui si ispira. La voce di Aimeè ( Duffy è solo il cognome ), così lontana dalla sua giovane età, rende il tutto ancora più retrò, e così le fasce tra i capelli, i vestitini scampanati, i fruscii da vinile, i fiati e gli archi da piccola orchestra, i picchiettii sul basso, non fanno altro che fornire una nitida immagine bianca e nera agli occhi, di ciò che le orecchie già percepiscono. Sfido chiunque a non pensar che un brano come "Don't forsake me", così intriso di un'educata malinconia, non sia una ballata splendida, di quelle da ascoltare nel calore della propria stanza in una serata d'inverno, degna dell'ottima "Warwick avenue", grande suo successo di qualche anno fa; e poi "Breath away" che fa rivivere intimi balli della mattonella e che ha il potere di pervadere l'aria ed accompagnare senza invadere l'intimità dall'attimo tra la coppia. Sul fronte lenti, oltre la title track, guadagna  punti anche il brano di chiusura "Hard for the heart" dove lo stesso Hammond interviene per le riprese vocali. Anche i pezzi veloci ricordano gli show da prima serata degli anni 60, quelli in cui i cantanti camminavano tra le scenografie, in playback, senza microfono, accennando passetti tra ballerini preparati, e pubblico compiacente e partecipe; così "My boy" a cui spetta di aprire il disco, ma anche "Lovestruck" con accenni di tastiere ovviamente vintage. Ascoltato tutto allora è abbastanza chiaro cosa c'è che non va; a chi è saltato in mente di scegliere"Well well well", l'unico brano brutto, ma davvero brutto, del disco come singolo di lancio? "Well, well, well" è una composizione chiassosa e cafona in contrasto col resto della produzione. E se si poteva sfruttare il fatto che ti entra in testa dopo mezzo ascolto, andava allora anticipata l'uscita dell'album per raccoglierne la scia, e non farlo venire fuori dopo due mesi, quando ormai non se ne poteva già più. Si consiglia quindi di non lasciarsi forviare da tale bruttura e di aprirsi all'ascolto perché "Endlessly" è un disco da non farsi passare sotto naso. Sarebbe un peccato.

 

Inserita il 27 - 12 - 10
Fabio Fiume
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