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Recensioni di musica pop
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SUCCESSIVOPaolo Meneguzzi - Miami - 2010 - Rca/ Sony
Kylie Minogue - Aphrodite - 2010 - Emi Voto del Redattore: 3
Kylie Minogue - Aphrodite - 2010 - Emi
Approda sugli scaffali dei negozi il nuovo album di Kylie Minogue, l'eterna ninfetta del pop, giunta alla sua undicesima pubblicazione in oltre due decadi. Il titolo del lavoro, "Aphrodite" ( la dea della bellezza ) stavolta è emblematico e fotografia di un album che la vede sempre in splendida forma, nonostante le 42 primavere suonate; bellissima si, ma di quella bellezza che non muta, che resta lì indelebile. E se per la fisicità ( cosa importante in un'artista di questo tipo ) il botox sbarra la strada al tempo che passa, inchiodando però le espressioni della fronte, inarcando sopracciglie in maniera innaturale, anche per la musica Kylie sembra aver trovato il modo per bloccare il tempo, ancorandosi ad una dance elettronica, piacevolissima e funzionale, oltre che smaccatamente gayfriendly, ma che rispetto al disco precedente non regala novità di suoni, nè colpi di genio. "Aphrodite" suona tiratissimo ma gioca le sue carte migliori in un singolo in controtendenza rispetto agli altri brani, quella "All the lovers", che ci mette tempo a decollare, apparendo piatta e senza guizzi interpretativi, salvo poi trovare proprio in quel non esplodere il suo punto di forza. Il brano è difatti insieme alla title track ( il più cantato del disco, nel senso proprio vocale ) la cosa migliore del lavoro, che scorre via tra superproduzioni e brani leggeri e di accompagnamento. Se le superproduzioni ( finanche a 6 autori per pezzi da 3 minuti circa ) regalano una pulizia del suono come in pochi altri lavori, esse non evitano alla diva australiana qualche somiglianza di troppo con altre cose, persino con se stessa; "Better than today", scritta tra gli altri da Nerina Pallott, ha un'intuizione delle tastiere troppo simile al primo successo dei Mgmt, "Time to pretend", mentre "Get outta my way", uno dei pezzi a maggior tasso radiofonico, ricorda molto da vicino per arrangiamento quella "In my arms" di un paio d'anni fa, scritta per lei da Calvin Harris ( presente adesso per la trascurabile "Too much"), e snobbata qui in Italia, senza che se ne capisse davvero il perchè, data la valenza del brano. E poi "Put your hands up" nella improvvisa velocizzazione dell'inciso assomiglia in maniera impressionante a "Not give it up", brano non famosissimo della volatilizzata Natasha Bedingfield, mentre "Cupid boy" ripercorre nel cantato delle strofe "Chasing sun" dei Planet funk. Di sicuro "Aphrodite" appesantirà le pareti di casa Minogue con altri dischi di platino mondiali, e probabilmente per godibilità del lavoro lo merita anche; eppure quanto si sente l'assenza di un brano "strappamutande" come "Slow"? E di uno su cui riempire le piste da ballo come "In you eyes"? O anche di una hit stratosferica di cui dopo due mesi non poterne più come "Can't get you out of my head"? Si anche di quella, perchè è di un disco pop che stiam parlando! La risposta è: tanta, tanta, tanta.

 

Inserita il 21 - 07 - 10
Fabio Fiume
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