Viene da Vibo Valentia, una delle province artisticamente più nascoste del nostro paese, a sud che più sud non si può, Roberto Santoro, classe 1972 approdato con questo "Santa libertà" al suo secondo lavoro , prodotto ed arrangiato per metà dal pfm Mauro Pagani ed Eugene Rutherford e per l'altra da Filippo Bentivoglio. Eppure ascoltando quest'album a tutto pensi forchè alle calde terre aride di Calabria. "Santa libertà" per suggestione sembra più figlio di zone adottive per l'artista, come la brianza, dove l'umidità in certi momenti è così elevata e ti si appiccica talmente addosso che ti strapperesti la pelle, per toglier via quella sensazione di azzeccaticcio; Cosi' come alcuni dei suoi pezzi, che finito di ascoltarli , hai già voglia di risentirli. Testi particolari e talvolta figurati che trattengono più di una volta l'attenzione come in "Navigante di te" , o diretti come "In ogni cosa" sorretta tra l'altro da un'ottima accoppiata basso/batteria suonati da Paolo Costa e Lele Melotti. Tutti i testi sono scritti di suo pugno così come le musiche figlie delle sue chitarre , tra cui spicca quella di "Il tritacuore" dove interiene anche il mitico violino del succitato Pagani. Con "Giulia già se ne va" si balla in balera, mentre in "Addio, Milano, addio", ti sembra di vivere l'abbandono della città, e dell'illusione che essa sa regalare, non supportata poi spesso dai fatti. Un disco convincente insomma per il vincitore del Premio Lunezia 2008, come miglior emergente, che pone quindi salda base su cui piano piano alzare il proprio edifico. Le fondamenta non sono originalissime, ma appaiono senz'altro robuste.
Pienamente sufficiente
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Inserita il 25 - 06 - 09
Fabio Fiume
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