Chiariamo subito : la voce di Whitney non è più la stessa! Lo hanno detto tutti, ricordando come la droga, i problemi, la dissoluzione abbiano causato la rovina dell'impeccabile strumento, eppur tutti dimenticano che Whitney non è più una ragazzina ed anche questo conta.
Nonostante questo particolare che non appare certo cosa da niente, essendo Whitney una cantante prevalentemente di voce, va detto che in questo "I look to you" la sigonra canta ancora...eccome canta!
Non ci sono i picchi ultrasonanti o modulazioni giocate ad una quota dove altre non arrivavano nemmeno armate di trampoli; La Houston rimedia però con grande attenzione, partendo alla conquista di note più brune, quasi mai esplorate prima, riuscendo in interpretazioni più calde, corpose, e soprattutto non cedendo alle lusinghe dei campionatori, delle guide vocali, mentendo a se stessa ( come tante fanno ) e al pubblico che tanto l'ha attesa, regalandogli qualcosa che poi non avrebbe potuto eseguire su di un palco in live session.
"I look to you" è perciò un disco onesto, che si muove a metà tra un r'n'b raffinato e perfortuna poco plasticoso, ed un soul attuale ed elegante adatto alle interpretazioni in lussuosi abiti da regina della musica quale Whitney è, composti da producers e songwriters di grido. Alicia Keys, ad esempio, ha voluto esser fortemente presente nell'album del ritorno di una delle sue muse ispiratrici, ed ha composto per lei "Million dollar bill", brano dance da mestierante che tuttavia ascolto dopo ascolto prende quota, grazie ad un arrangiamento vintage che fa molto disco 70, col basso in prima linea. Se ne sono accorti anche i più reticenti direttori artistici delle radio, tanto che il brano sta scalando senza difficoltà le classifiche airplay. Molto bella "I got you" brano fortemente black che porta la fima di Akon, che duetta con lei anche in "Like a never felt" e dove Whitney si lascia andare ad un'interpretazione molto dolce con finale in crescendo. Tornano al lavoro con lei anche due vecchie conoscenze come R.Kelly che regala alla vecchia amica la title track più la splendida chiosa finale "Salute", e Dianne Warren, una delle più talentuose autrici di ballads americane che ha composto per l'occasione ""I didn't know my own streghth" a cui sembrava inizialmente spettare anche il peso del lancio del disco, poi ripiegato forse giustamente su un pezzo più radiofonico. Un punto in più al disco lo regala poi "Call you tonight" brano composto tra gli altri da Johntà Austin, giovanissimo autore a cui già tante dive devono molto ( sua ad esempio "We belong together" di Mariah Carey) e con la supervisione di Ne-yo che conferisce al brano la leggerezza di un arrangiamento in linea con le sue produzioni e pertanto sufficientemente originale.
Whitney è tornata insomma, e poco importa se l'estensione non è più la stessa. La sua classe non è mutata, anzi si è impreziosita semmai di un sentimento mai mostrato prima : l'orgoglio
Buono, anche più.
Inserita il 28 - 08 - 09
Fabio Fiume
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