In principio erano gli “SPACCANAPOLI”, quando nacquero nel ’99 e quando il loro album d’esordio “Aneme Perze/Lost Souls”, fu pubblicato dalla Real World Records, la prestigiosa etichetta di Peter Gabriel. Ora si chiamano “Spakka-Neapolis 55”, già dal 2004, a testimonianza di un cambiamento, di una crescita musicale, di una sorta di ‘affrancamento’, dopo la frattura con i “Zezi”. Nello stesso nome della band partenopea, difatti, vivono l’idea di modernizzazione, pur memore di una cultura musicale e di radici irrevocabili, e al contempo quella scissione dalla matrice originaria. Il 55 nella Smorfia sta a significare la musica, quindi è un particolare significativo che non poteva essere omesso.
“Janus”, il loro recente lavoro discografico, presentato in un live show-case lo scorso 23 aprile al megastore Feltrinelli di Napoli, è l’emblema di questa nuova veste che il gruppo ha voluto indossare. Non è un caso, infatti, che il cd si chiami come l’antica divinità solare dei Romani notoriamente bifronte, a suggellare uno sguardo doppio: da una parte rivolto al patrimonio originario della nostra musica, dall’altra alla modernità e alle possibili commistioni, persino electro-rock. Ecco come in una narrazione sonora che si svolge in tredici tracce possono convivere il sound tipico della tradizione mediterranea, prose del serbatoio musicale del Sud Italia, nenie che chiamano a consesso sintassi melodico-canore proprie della tarantella e delle pizzica, veraci e nostrane, pur se attualizzate grazie a strutture ritmiche coinvolgenti e incalzanti e ad altre volutamente reiterate, che non disdegnano intromissioni rockeggianti ed echi chiaramente arabo-magrebini. Del resto, questa fatica degli Spakka-Neapolis 55, la cui anima è composta dal violinista Antonio Fraioli, fondatore dell’ensemble, e dalla voce preziosa e potente di Monica Pinto, vanta ospiti d’eccezione come Alim Quasimov, il più illustre rappresentante della musica tradizionale dell’Azerbaijan, accanto a nomi quali Maurizio Capone e Nando Citarella. I temi dei tredici brani, opera di Annapia Ferrara e Pasquale Russo, spaziano tra le tematiche più differenti: il precariato lavorativo, il disagio sociale, il mal governo, la delinquenza, argomenti del proprio Sud, che si mescolano ad altri più intimi e personali. Il disco, pubblicato dalla Soulfingers Production e distribuito da Audioglobe, rappresenta un risultato più che riuscito della ricerca e della sperimentazione che la band porta avanti già da anni, musicalmente equilibrato grazie anche al buon interplay tra la chitarra di Ernesto Nobili, la tastiera di Luigi Turaccio, il basso di Giacomo Pedicini, la timbrica importante di Monica Pinto, il violino di Antonio Fraioli, le percussioni di Ivo Parlati e le diverse guest che, di canzone in canzone, hanno regalato a quest’intrigante racconto musicale il loro pregevole apporto con strumenti della tradizione folk e non.
Da non perdere è un’esibizione live del gruppo, quando la performance si fa più essenziale e davvero travolgente.
Inserita il 25 - 04 - 09
Victoriano Papa
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