Living Things. E finalmente il rock torna ad essere di protesta, critica della società. Contro l’America di Bush ma non urlando “fuck” da un palco, come han fatto i Green Day. Qui c’è molto di più. C’è la ricerca di una mobilitazione vera, attiva, c’è una voglia di fare politica non dentro alle sedi ufficiali, non schierandosi da una parte o dall’altra, ma cercando di smuovere le coscienze, di sensibilizzare il pubblico riguardo i diritti sanciti dalla costituzione americana.
E ci sono le canzoni, canzoni come “Bombs below”, che racconta di una terra in cui non ci sono soluzioni ma bombe o come in “No Jesus” senza alcuna spiritualità. Una società che crea “Monsters of man”, governata da un pazzo che pensa solo a regole assurde e che non riesce a dare un senso a regole civili “I Owe”. Un mondo fatto di leoni armati e di città assediate, questa è la visione che ne hanno i Living Things, vera rivelazione rock di questi ultimi anni.
Dopo l'EP “Black skies in broad daylight“ del 2004, esce nel 2006 “Ahead of the lions” ed il rock grazie a Dio ancora una volta non è morto. La band fotografa ed è essenza della realtà odierna, condisce un rock classico, fatto di riff di chitarra da trip mentale, alla voce sensuale ed arrabbiata di Lillian Berlin, in realtà si chiama Lawrence (ma ha preso il nome della nonna morta poco prima che nascesse), leader, frontman, anima del gruppo.
Tre fratelli Lillian, Eve e Bosh ed un cugino Cory di Saint Louis, che ben si inseriscono nella tradizione di altre celebri band formate da fratelli appunto, come i Black Crowes, ACDC, i Jet, gli Allman Brothers Band, ma ce ne sono davvero un’infinità. Anche i Living Things fanno parte di quella moltitudine di ragazzini che ha iniziato suonando nella cantina di casa, con il permesso accordato di mamma Joan (il padre, Jeffrey, commerciante di tappeti, scopertosi gay, è una figura in ombra nella famiglia Berlin), a patto che si mettessero a scrivere testi sensati, non cavolate, anzi per incentivarli la stessa madre, femminista ed attivista politica, si è messa a comporre per loro, creando liriche con temi sociali.
Strada seguita e perseguita anche dai piccoli, il cui fulcro è sempre stato il fratello maggiore, Lillian, nuovo Mick Jagger non solo per la straordinaria somiglianza fisica ma anche per quella sfacciata attitudine rock: all’Heineken Jammin’ Festival di quest’anno ha fatto pipì su una bottiglia poi versata alla folla, impaziente, che fischiava in attesa dei Metallica.
Sposato con la regista di video e fotografa (Bombs Below l’ha diretto lei), Floria Sigismondi, di 10 anni più grande di lui, di origini italiane, tre mesi all’anno li trascorrono in Toscana, e padre della piccola Tosca (chiamata così, del resto come la madre, per l’opera di Puccini), di un anno e mezzo. Berlin non ha paura di esporsi e lo fa continuamente con la sua persona, con le sue idee e trascina i Living Things, facendo proseliti in giro per il mondo.
La loro immagine è già quella di star del rock, abbigliate come se fossimo ancora negli anni ’70, scapigliate, freak, glam, cool. La loro musica rock si contamina di punk (I Owe), di grunge (March in daylight), di funk (Monsters of man), ma arriva anche ad essere dolce e sensuale in splendide ballate come “End Gospel” e “Keep it til You Fold”.
La band si inserisce fra le nuove realtà più interessanti nel panorama rock internazionale, incarna molto di più delle sette note accordate, esprime voglia di dire quello che si pensa in piena libertà e seguendo questo intento il frontman dichiara che “non è detto non si metta a fare politica”, e c’è da credergli, visto che la loro musica di rottura, ricca di pensieri poco digeribili all’establishement di Bush, è già stata boicottata, impedendo al gruppo di esibirsi per lunghi mesi, ma alla fine ce l’ha fatta a mettere la testa fuori, e c’è già un dato di fatto: “Ahead of the Lions” ha spaccato!
Inserita il 08 - 01 - 07
Silvia Gorgi
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